Nel corso di nove ore sorprendenti, sabato, i quattro principali laboratori di IA — che raramente concordano su qualcosa — hanno messo da parte anni di rivalità e competizione per sostenere un ritmo di sviluppo più moderato per i loro modelli.
La loro nuova posizione è dare priorità alla sicurezza rispetto alla crescita, anche a costo di sacrifici. L’inarrestabile crescita dell’IA ha raggiunto un punto di svolta nell’opinione pubblica, a Washington e persino tra le aziende che la sviluppano.
I data center sono malvisti. La gente teme scenari apocalittici. E, a 51 giorni dalle elezioni di metà mandato, i legislatori si rendono improvvisamente conto che adottare il pugno di ferro può portare consenso politico. In questo contesto, sabato gli amministratori delegati più influenti del settore hanno deciso di frenare.
Alle 10:00 (ora della costa orientale USA), il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha pubblicato un saggio di 3.800 parole sostenendo la necessità di rallentare lo sviluppo dei modelli per evitare scenari catastrofici, come la presa di controllo dell’intero Internet da parte di un agente autonomo fuori controllo; un evento che, secondo lui, potrebbe verificarsi già tra sei mesi.
Un’ora dopo, il CEO di SpaceX, Elon Musk, ha stupito gli addetti ai lavori citando il saggio di Amodei su X e affermando: “Dario ha ragione”. Musk — a capo di SpaceXAI (ex xAI) — si era precedentemente astenuto dal partecipare agli appelli del settore per un rallentamento delle attività.
Alle 12:30, il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha twittato: “Concordo con Dario sulla necessità di moderare il ritmo di sviluppo delle tecnologie di frontiera”. In un’intervista rilasciata venerdì e pubblicata sabato, Altman ha dichiarato a Fortune che la sua azienda non si quoterà in borsa quest’anno, infrangendo le speranze di una IPO da record. Ha spiegato che OpenAI ha ancora molto lavoro da svolgere sul fronte della sicurezza e che è preferibile farlo rimanendo un’azienda privata.
Alle 19:00, Demis Hassabis — premio Nobel, co-fondatore e presidente di Google DeepMind nonché capo scienziato di Alphabet — ha twittato: “Il saggio di Dario indica la strada giusta da seguire. I dettagli vanno ancora definiti, ma la direzione è quella corretta per affrontare questo momento cruciale”.
I legislatori stanno sollecitando il Presidente della Camera, Mike Johnson, a mantenere i lavori parlamentari in corso e ad agire concretamente di fronte alla “minaccia” rappresentata dall’IA. L’alternativa più radicale è quella sostenuta, ad esempio, dal senatore Bernie Sanders, che spinge per imporre una pausa e mettere fuori legge le IA più avanzate.
Punto critico è che in Cina nessuno sta vivendo un momento di riflessione del tipo “forse è meglio fermarsi”. Voci influenti del settore tecnologico della Silicon Valley, tra cui l’ex funzionario dell’amministrazione Trump David Sacks, hanno trascorso la giornata di sabato a sottolineare una controargomentazione: rallentare significa semplicemente permettere agli avversari — privi di simili scrupoli legati alla sicurezza — di colmare il divario. In un post pubblicato nella tarda serata di sabato, Sacks ha praticamente sfidato OpenAI e Anthropic a moderare volontariamente il ritmo di sviluppo dell’IA di frontiera, senza attendere l’intervento del governo. “Se non lo farete, capiremo che si è trattato solo dell’ennesimo tentativo di cattura del regolatore, o di un’operazione di guerra psicologica legata alla campagna elettorale”.
Amodei ha persino ammesso che un sistema di sicurezza è realmente efficace solo se anche i governi autoritari accettano di sedersi al tavolo delle trattative. “Il rallentamento all’interno delle democrazie sarà limitato dal vantaggio che le aziende statunitensi detengono rispetto ai regimi autoritari, in primis il Partito Comunista Cinese”, ha scritto. “Se dovessimo rallentare oltre questa misura, i progetti legati al PCC (non soggetti a tali limitazioni) prenderebbero il sopravvento, creando rischi significativi per la sicurezza nazionale”.
La giornata di sabato potrebbe passare alla storia come il momento in cui l’IA è cambiata, quando i magnati del settore si sono impegnati a limitare la propria corsa.
Rielaborazione da Axios/Ben Berkowitz
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