Bioterrorismo e IA, gli Stati Uniti rischiano di affrontare impreparati la prossima crisi

Gli Stati Uniti devono confrontarsi con uno spettro di minacce biologiche sempre più ampio, nel quale programmi militari statali, terrorismo, criminalità, incidenti di laboratorio e malattie naturali tendono a sovrapporsi. A questo quadro si aggiunge l’intelligenza artificiale, che potrebbe facilitare la progettazione di nuovi agenti patogeni e ridurre le competenze necessarie per svilupparli.

Russia e Corea del Nord disporrebbero di programmi offensivi di guerra biologica, mentre altri Stati o gruppi terroristici potrebbero portare avanti attività clandestine. Il rischio non riguarda tuttavia soltanto attacchi su vasta scala: episodi criminali circoscritti, fughe accidentali da laboratori e nuove epidemie possono produrre conseguenze rilevanti per la sicurezza nazionale, l’economia e gli interessi statunitensi all’estero.

In questo contesto, la riduzione del personale federale dedicato alla biodifesa solleva dubbi sulla capacità della Casa Bianca di prevenire e gestire eventuali emergenze. Il trasferimento delle funzioni di preparazione pandemica al National Security Council può favorire l’integrazione con le altre competenze di sicurezza biologica, superando la precedente separazione organizzativa. Il problema principale non è quindi la riorganizzazione in sé ma il ridimensionamento delle risorse umane che l’accompagna.

Alla fine dell’amministrazione Biden, fino a trenta funzionari della Casa Bianca si occupavano di sicurezza biologica. Dopo i tagli, in alcuni periodi non sarebbe rimasto alcun responsabile esclusivamente dedicato al settore. La conseguenza potrebbe essere una minore capacità di coordinare intelligence, sanità pubblica, difesa, diplomazia e forze dell’ordine proprio mentre la natura delle minacce diventa più complessa.

La risposta proposta parte dall’attribuzione al consigliere per la sicurezza nazionale della responsabilità politica sulla biodifesa. A questa scelta dovrebbero affiancarsi un aumento del personale specializzato nel National Security Council e l’aggiornamento della National Biodefense Strategy, così da adeguarla ai cambiamenti intervenuti dopo le versioni del 2018 e del 2022.

Anche il Pentagono dovrebbe rivedere la propria Biological Posture Review del 2023, concentrandosi in particolare sui rischi posti dalla Russia in Europa e dalla Cina nell’Indo-Pacifico. Parallelamente, un rafforzamento delle capacità investigative dell’FBI consentirebbe di identificare l’origine degli incidenti biologici e distinguere più rapidamente tra evento naturale, errore, azione criminale e operazione ostile.

Sul piano geostrategico, l’attribuzione costituisce uno dei problemi più delicati. Un attacco biologico può essere difficile da riconoscere tempestivamente e ancora più complesso da collegare con certezza a uno Stato o a un’organizzazione. Questa ambiguità può rallentare la risposta, favorire la disinformazione e rendere meno credibile la deterrenza americana.

L’IA accresce ulteriormente il rischio perché può accelerare l’analisi di sequenze genetiche, la ricerca di caratteristiche patogene e l’automazione di processi sperimentali. Il pericolo non deriva soltanto dalla tecnologia, ma dalla sua convergenza con laboratori accessibili, dati biologici, apparecchiature automatizzate e personale insufficientemente controllato. La biodifesa deve quindi comprendere anche la governance dei modelli avanzati e la sorveglianza del loro impiego in ambito biologico.

La lezione strategica è che la preparazione non può essere improvvisata nel mezzo di una catastrofe. Occorre una struttura permanente capace di coordinare prevenzione, intelligence, attribuzione, risposta sanitaria e continuità economica tra autorità federali, statali, locali, tribali e territoriali. Senza una guida politica chiara e risorse adeguate, la frammentazione istituzionale rischia di diventare essa stessa un moltiplicatore della minaccia.

Fonte: Atlantic Council – Autrice: Asha M. George

M.E.

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Geostrategic magazine (8 september 2026)

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