Quale futuro per il Board of Peace? Prospettive da Washington e dal Golfo

Report da Observer Research Foundation

Il Board of Peace (BoP), lanciato nel gennaio 2026 a Davos sotto la presidenza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, rappresenta un esperimento senza precedenti nella risoluzione dei conflitti: un quadro multilaterale guidato dagli Stati Uniti che opera al di fuori del sistema delle Nazioni Unite, finanziato tramite le quote associative e basato sul principio (implicito) che il denaro e la forza militare possano forgiare la pace laddove la diplomazia ha fallito. Il BoP è nato dal piano di pace in 20 punti di Trump per Gaza, adottato con la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel novembre 2025. Trump ha firmato lo statuto fondativo del Consiglio il 22 gennaio 2026 al Forum Economico Mondiale di Davos, con rappresentanti di 28 paesi. Nella sua riunione inaugurale del 19 febbraio 2026 a Washington, DC, il BoP ha annunciato impegni per oltre 17 miliardi di dollari da parte di nove paesi e ha ottenuto l’impegno di truppe per una Forza Internazionale di Stabilizzazione. Nonostante queste promesse, tuttavia, l’iniziativa si trova ad affrontare una grave crisi di liquidità. Le notizie rivelano che la Banca di Palestina ha ricevuto solo una minima parte dei 17 miliardi di dollari promessi, bloccando di fatto la ricostruzione e impedendo al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, sostenuto dagli Stati Uniti, di entrare nella Striscia. A questi problemi finanziari si aggiungono vari altri ostacoli, tra cui il rifiuto di Hamas di disarmarsi, l’invasione territoriale israeliana oltre i confini concordati e la scarsa rappresentanza palestinese nei processi decisionali di governo. Ancora più significativo è il fatto che il lancio della Banca di Palestina sia coinciso con l’Operazione Epic Fury, la guerra di Trump contro l’Iran, sollevando interrogativi fondamentali sulla possibilità di perseguire la pace attraverso la forza militare.

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