(Marzia Giglioli)
Fino a tarda notte i negoziatori hanno lavorato e infine l’annuncio di un accordo raggiunto tra gli Stati europei sul difficile capitolo degli scambi commerciali tra UE e Usa. Un accordo che è frutto anche di un difficile compromesso.
Come si ricorderà, i 27 avevano stipulato un’ intesa con Washington lo scorso luglio con dazi del 15% sulla maggior parte dei prodotti europei, ma la versione definitiva del testo doveva ancora essere definita da parte europea. Intanto, sul fronte di Washington cresceva l’irritazione e maturavano ulteriori minacce di altri dazi.
Nella notte, il comunicato che “l’Unione Europea mantiene i suoi impegni” con alcune sottolineature importanti che riassumono molti dei timori di questi mesi e ne sottolineano gli auspici. “Mantenere un partenariato transatlantico stabile, prevedibile ed equilibrato è nell’interesse di entrambe le parti”, dove le parole ‘ stabile’ e ‘prevedibile’ dicono molto oltre l’ufficialità.
L’accordo raggiunto mette il blocco sulla buona strada per rispettare la scadenza fissata da Trump per la ratifica dell’intesa siglata a Turnberry, in Scozia, tra il presidente americano e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e si spera sia anche una svolta dopo oltre un anno di battaglie commerciali transatlantiche. In caso contrario, Trump aveva avvertito l’Unione Europea di aspettarsi tariffe “molto più elevate”, avendo già promesso di aumentare i dazi su auto e camion europei dal 15 al 25%.
In cifre, i rapporti commerciali con gli Usa significano per l’Ue 1.600 miliardi di euro (1.900 miliardi di dollari), difficilmente compensabili con altri accordi internazionali.
Per raggiungere un compromesso con gli Stati membri, il Parlamento è stato parecchio sotto pressione e ha dovuto ritirare diversi emendamenti aggiunti al testo che gli americani consideravano inaccettabili. Uno dei punti controversi riguardava una clausola di sospensione, inasprita dal Parlamento, che avrebbe eliminato le condizioni tariffarie favorevoli per gli esportatori statunitensi qualora gli Stati Uniti avessero violato i termini dell’accordo. Il Parlamento ha accettato di ridimensionare le proprie richieste e, in particolare, il testo finale ha concesso agli Stati Uniti tempo fino alla fine dell’anno per eliminare le sovrattasse superiori al 15% sui componenti in acciaio, anziché richiederlo come precondizione.
Un altro scontro ha riguardato le cosiddette clausole “sunrise” e “sunset”, in base alle quali la parte UE dell’accordo sarebbe entrata in vigore una volta che gli Stati Uniti avessero rispettato pienamente i propri impegni, e sarebbe scaduta se non rinnovata nel 2028. La clausola “sunrise” è stata completamente eliminata, mentre la clausola “sunset” è stata posticipata alla fine del 2029.
È stato senza dubbio un iter pieno di difficoltà che ha visto passaggi di grande tensione.
Il via libera condizionato del Parlamento europeo a marzo è arrivato dopo mesi di ritardi causati dai progetti di Trump sulla Groenlandia e da una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha annullato molti dei dazi imposti dal presidente. Da parte sua, il Ppe ha esercitato forti pressioni per l’attuazione definitiva dell’accordo, che ritiene vitale per porre fine all’incertezza che colpisce le imprese dell’Ue. Per ora è tregua, sulla stabilità nessuno scommette fino in fondo.
Intanto Ursula von der Leyen fa sapere che “un accordo è un accordo”. La scadenza dell’intesa sui dazi al 15% con gli Usa è prevista per il 31 dicembre del 2029 ma la Commissione potrà sospendere le preferenze tariffarie se, entro il 31 dicembre 2026, gli Stati Uniti continueranno ad applicare un’aliquota tariffaria superiore al 15% sui derivati dell’acciaio e dell’alluminio dell’Ue.



