(Marzia Giglioli)
Stiamo entrando nella nuova fase dell’era Trump. E in questa fase si vanno sempre più manifestando i suoi probabili successori, non in antitesi con il capo della Casa Bianca ma già protagonisti nel preparare il dopo.
È una fase delicatissima, nella quale da una parte c’è il presidente che sferra colpi e fendenti contro tutto e tutti, dall’altra c’è chi, come Rubio, ha il compito di ‘ricucire’, come nella delicata missione in Vaticano tesa a riprendere il dialogo con Papa Leone. Lui cattolico, in questo momento più gradito in certi ambienti e sicuramente più diplomatico, anche se pienamente in linea con Trump. Mentre la stella del vicepresidente Vance si è un po’ appannata anche per essersi troppo esposto, incluso il suo attacco al Pontefice sulla competenza teologica.
Invece il Segretario di Stato ha evitato accuratamente, in questi mesi, di mettersi troppo in luce e ora approda a Roma per cercare di ricucire gli strappi con il Vaticano e con la premier Meloni. Tutto fa pensare a un ulteriore passo in avanti nella successione a Trump.
Sul tavolo non c’è solo da arginare il dissenso nell’area cattolica e cristiana, cresciuto dopo le esternazioni di Trump contro il Pontefice – ‘il Papa mette a rischio la vita di molti cattolici’ – alle quali si aggiungono le ultime dichiarazioni alla vigilia del viaggio di Rubio. In questo momento, non c’è solo da far risalire nei sondaggi il quoziente di fiducia nei confronti del capo della Casa Bianca, che ha già raggiunto i minimi storici con il protrarsi della crisi in Iran (con la debolissima tregua), ma ci sono da risollevare le sorti della Dottrina Trump, prima che questa sia battuta dai numeri nelle elezioni di midterm a novembre.
Bisogna rilanciare il post-liberismo e ritrovare la fiducia del mondo Maga che ora barcolla e che ha bisogno di nuovo ossigeno. Bisogna ricucire la rete in Occidente e i fili passano anche attraverso il concetto/pilastro di Stato e Cristianesimo.
Lo sa Rubio. Lo sa Vance che deve anche fare i conti con il dopo Orban, che è e rimane un capitolo importante. La memoria va a una sera dello scorso autunno, quando JD Vance ricevette nella sua casa il primo ministro ungherese. Davanti a un drink nello studio di Vance, il vicepresidente chiese ad Orbán un aggiornamento sulla situazione in Europa: in particolare (scrive Atlantic), voleva sapere come procedesse la fede cristiana nel Vecchio Continente. Poi c’è stato il viaggio a Budapest di Vance per il sostegno a Orban poco prima delle elezioni, a seguire la sua caduta e il nuovo corso ungherese.
C’è urgenza, ora, di ‘ritrovare’ la linea vincente fuori e dentro gli States. L’isolazionismo americano di Trump pone sempre più interrogativi anche in casa repubblicana, se debba essere rimodulato, con quali protagonisti, secondo vie parallele e con adeguate exit strategy. Prima di tutto occorre riposizionare l’isolazionismo che, oltre ad agitare la geopolitica europea, è sempre più al centro del dibattito interno all’America: anche se il dissenso crescente verso Trump riguarda soprattutto gli insuccessi relativi all’economia interna, all’inflazione e all’erosione del potere d’ acquisto, piuttosto che la politica estera.
Sicuramente un cambiamento del multilateralismo targato Usa era nell’aria da anni. Anche l”ex Segretario di Stato Condoleezza Rice ammetteva che l’impegno globale degli Usa non poteva continuare come negli ultimi 80 anni, ma avrebbe dovuto essere più selettivo.
Ora con Trump si è giunti a scelte estreme, dove tutte le alleanze sono messe in discussione. Ma Washington su questo sta facendo i conti, soprattutto se davvero convenga decidere tutto da soli. Ci sono dei rischi, al di là delle dichiarazioni di forza. Occorre maggiore consenso, bisogna riconquistarlo. Bisogna certamente ricostruire, anche con l’elettorato cristiano, fuori e dentro gli States.
Nell’incontro in Vaticano, Marco Rubio parlerà con Leone XIV di libertà religiosa minacciata, con un particolare focus sull’Africa, continente che il papa ha da poco visitato. Ma si parlerà anche di Cuba, la patria culturale di Rubio che ha un posto speciale nel cuore della Chiesa. ‘C’è molto di cui parlare con il Vaticano’, ha detto Rubio ai giornalisti alla Casa Bianca.



