Iran, è sempre stallo: c’è chi teme un conflitto stile Guerra Fredda

(Carlo Rebecchi) 

La guerra scatenata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran è entrata in una fase simile alla Guerra Fredda. Con blocchi navali, sanzioni finanziarie e rotture di alleanze politiche ed economiche – l’ultima, la più clamorosa, l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’Opec, l’organizzazione dei produttori di petrolio che mette sul mercato un terzo del greggio mondiale – che provocano una ulteriore frammentazione dei rapporti internazionali e rendono difficilissimo trovare il filo logico indispensabile per l’avvio di un vero negoziato di pace. Funzionari americani hanno espresso ad Axios, uno dei siti più attendibili per quel che riguarda gli umori della Casa Bianca e dintorni, il timore che gli Stati Uniti si possano ritrovare in un conflitto congelato, senza guerra e senza accordo. E che, in questo scenario, potrebbero essere costretti a prolungare la presenza delle proprie forze militari nella regione del Golfo, con lo Stretto di Hormuz chiuso e il blocco navale in vigore, ciascuna delle due parti aspettando che l’altra ceda o apra il fuoco per prima.

Donald Trump, che in queste ore accoglie alla Casa Bianca Re Carlo III – il sovrano di quella Gran Bretagna che ha negato l’uso delle basi chiesto dagli Usa per bombardare l’Iran – viene descritto da Axios come “indeciso tra lanciare nuovi attacchi militari o aspettare di vedere se la campagna di “massima pressione” spingerà Teheran a negoziare sul suo programma nucleare”. Il documento fatto pervenire dall’Iran a Trump prevede, è stato confermato, che l’Iran revochi subito il blocco dello Stretto di Hormuz e che contestualmente gli Stati Uniti mettano fine al blocco navale dell’Iran. Il tema del nucleare (e di dove mettere i 400 kg di uranio arricchito in possesso dei Teheran) è talmente complesso che, per l’Iran, dovrebbe essere discusso più avanti, in un secondo tempo.

Trump ha affermato che gli iraniani hanno fretta di concludere un accordo “perché sono al collasso” ma non sarebbe del tutto convinto della loro volontà di pace. “Tutto quello che i leader iraniani capiscono sono le bombe”, ha detto di recente a un suo consigliere, che ha commentato: “Lo descriverei frustrato, ma realista. Non vuole usare la forza. Ma non si arrenderà”. A fronte delle incertezze trumpiane, Teheran sostiene che gli Stati Uniti non sono più nella posizione di “dettare la propria linea politica alle nazioni indipendenti”, a cominciare da quelle del Golfo. La guerra ha messo fine al rapporto privilegiato dei paesi dell’area con Washington (come dimenticare gli incitamenti agli Usa perché distruggessero l’Iran) e spinto Teheran a bombardare i paesi arabi vicini. Con i quali, a guerra finita, dovranno dialogare, se non altro per sfruttare al meglio la loro ricchezza comune, il petrolio.

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