(Marzia Giglioli)
L’America è un universo che nemmeno il suo presidente riesce a comprendere fino in fondo, ma nemmeno i suoi rivali e forse nemmeno gli americani stessi.
Succede negli States anche quello che sarebbe inimmaginabile succedesse. Trump incentra la sua politica sempre più sul braccio di ferro con la Cina, “costi quel che costi”, a scapito delle alleanze storiche che vigono da oltre 80 anni: la Casa Bianca ingaggia guerre commerciali anche con gli amici, sferrando dazi e lanciando minacce di ritorsioni, come sta accadendo con Sanchez e la Spagna (che Trump vorrebbe subito cacciare dalla Nato) unitamente ad un crescente dissidio nei confronti di Londra e di Starmer. In questo contesto, gli americani stanno cambiando idea (in meglio) sul principale rivale degli Stati Uniti: la Cina. Lo rivela un nuovo sondaggio del Pew Research Center.
C’è una differenza netta rispetto a pochi anni fa, quando la sinofobia e “l’odio” anti-asiatico avevano fatto registrare una impennata negli Stati Uniti durante la pandemia del Covid. Nel primo mandato di Trump, secondo i dati pubblicati dal Pew Research Center, nel 2023 solo il 14% degli americani aveva un’opinione favorevole riguardo alla Cina.
Ora questa cifra è quasi raddoppiata, raggiungendo il 27%, a testimonianza di un ampio cambiamento nell’ opinione pubblica degli Stati Uniti, soprattutto tra i democratici e i giovani. Sembra che l”America stia dimostrando una maggiore curiosità verso la cultura cinese, complice l’azione dei social media e tendenze recentissime come il “Chinamaxxing” , il trend virale nato su TikTok quest’ anno che vede giovani (della Generazione Z) molto curiosi verso stili di vita, abitudini e prodotti cinesi, spesso idealizzando la cultura della Cina come più moderna, efficiente e “cool” rispetto a quella occidentale.
Sembra non trattarsi solo di una moda, ma di una forma di soft power in cui la Cina appare come un modello di riferimento desiderabile, alternativo all’Occidente. In pratica una operazione estetica da algoritmo. Ne esce così un paradosso di sentiment, con il quale bisogna fare i conti e che apre fratture nell’opinione pubblica americana: mentre la politica usa linguaggi antagonisti, ‘Washington vs Pechino”, il mondo social costruisce alternative di pensiero e cammina molto in fretta.



