(Carlo Rebecchi)
“Questo incidente non mi distoglierà dal vincere la guerra in Iran”. E’ quanto ha dichiarato il presidente Usa Donald Trump in una conferenza stampa alla Casa Bianca, subito dopo l’attentato sventato all’hotel Hilton di Washington, dove era in programma la cena con i corrispondenti. Poche parole pronunciate in tono grave, un messaggio indirizzato non solo agli americani ma anche agli interlocutori degli Stati Uniti nel mondo: Tutto è sotto controllo, il rischio è il mestiere di un presidente.
Il presidente ha poi aggiunto di non pensare che la sparatoria fosse legata alla guerra. “Voglio vivere – ha affermato – perché voglio rendere questo paese grande. Quando hai impatto ti prendono di mira. Quando non lo hai ti lasciano in pace”. Il presidente ha ricordato l’attacco subito durante la campagna elettorale, quando era stato ferito a un orecchio. “Non è la prima volta nell’ultimo paio di anni che i repubblicani vengono attaccati o uccisi. Alla luce di questa sera, chiedo agli americani di risolvere le differenze pacificamente”.
A Trump, dopo il fallito attentato della notte scorsa, sono giunti dal mondo intero messaggi di solidarietà. Con una sola eccezione: l’Iran. L’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim ha scritto che la sparatoria “ha suscitato dubbi e molti interrogativi fin dai primi minuti” e fa anche riferimento ad alcuni indizi che farebbero pensare a una messinscena di Trump. Tasnim ricorda il ferimento di Trump all’orecchio e scrive che “Trump ha sfruttato quell’episodio a fini propagandistici, e alcuni sostengono che quello di ieri potrebbe essere stata una preparazione per le elezioni di metà mandato”.
La settimana che comincia questo lunedì, d’altra parte, sarà per Trump quanto mai impegnativa sia sul fronte del Medio Oriente – con Iran e Libano in prima fila – che su quello dei rapporti degli Stati Uniti con gli alleati europei della Nato, un tema che non potrà essere ignorato nel corso della visita ufficiale che Re Carlo d’Inghilterra ha in programma proprio in un momento particolarmente critico. Le incomprensioni tra Trump e il premier britannico Starmer sono emerse infatti pubblicamente quando Starmer ha negato agli Stati Uniti l’uso delle basi aeree per la guerra contro l’Iran.
Trump è da sabato in possesso del documento formale dei governanti iraniani che dovrebbe aprire la strada all’avvio del negoziato di pace per mettere fine alla guerra, pena la ripresa dei bombardamenti. Al momento il dialogo rimane aperto, attraverso i mediatori pakistani, ma senza passi avanti sui due temi principali, quello nucleare – per Trump l’Iran non dovrà mai avere la bomba nucleare – e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Una impasse che ha spinto il presidente americano ad annullare la missione dei negoziatori Witkoff e Kushner a Islamabad, prevista per questo lunedì.
Trump dovrà probabilmente intervenire con il premier israeliano Netanyahu per evitare il fallimento del cessate il fuoco in Libano. La politica di occupazione israeliana è sempre più evidente e nuovi spostamenti della popolazione sono in corso nella regione di Tiro. Il governo libanese ha reso noto cifre drammatiche: dal 2 marzo, data in cui è ripresa la guerra aperta tra Israele e Hezbollah, almeno 2.509 persone sono state uccise e 7.755 ferite dagli attacchi israeliani.



