Worlds in progress (14 aprile 2026)

Temi globali e crisi del multilateralismo

Mentre alle Nazioni Unite si discute del futuro della crescita demografica, due ostacoli principali sono al centro dell’attenzione: la mancanza di finanziamenti e il divario crescente tra chi ha accesso alle nuove tecnologie e chi no.

Nella crisi del multilateralismo, sempre più evidente, il Sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari politici, Khaled Khiari, è intervenuto durante il dibattito annuale del Consiglio di Sicurezza sulla cooperazione tra Nazioni Unite e Unione Europea richiamando l’importanza del dialogo e della costruzione della fiducia e sottolineando che ‘respect for international law and the Charter of the United Nations remains central to addressing shared challenges. The European Union plays an important role in advancing these principles’.

Medio Oriente e oltre

Il Segretario di Stato Marco Rubio ospita oggi a Washington, D.C., un incontro tra gli ambasciatori di Israele e Libano per avviare negoziati diretti tra i due Paesi. Il meeting avrà come focus la possibilità di un cessate il fuoco e il disarmo a lungo termine di Hezbollah, oltre che un accordo di pace tra i due Paesi, secondo quanto riferito da Axios. Si tratta dell’incontro diretto di più alto livello tra Israele e Libano dal 1993.

Politico scrive che ieri le forze americane hanno dato inizio al blocco dei porti iraniani, mentre gli alleati si affannavano a comprenderne il funzionamento e a capire come l’amministrazione Trump intendesse evitare di innescare nuovi scontri. I dettagli dell’operazione sono scarsi: il presidente Trump ha affermato che il blocco impedirà l’ingresso alle navi che hanno lasciato o intendono entrare nei porti iraniani, nonché a quelle che hanno pagato pedaggi a Teheran per il transito sicuro. La manovra rischia di innescare una nuova e pericolosa fase della guerra ed è concreta la possibilità di conflitti globali più ampi qualora gli Stati Uniti decidessero di fermare navi battenti bandiera straniera, come quelle cinesi o russe. Alcuni funzionari si sono chiesti come i comandanti militari statunitensi riusciranno effettivamente a far rispettare il blocco.

La guerra in Medio Oriente e nel Golfo, avvolta nell’incertezza di ciò che potrebbe accadere dopo l’interruzione del primo ciclo di colloqui a Islamabad, è globale, via Stretto di Hormuz. Maximo Torero, capo economista dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha affermato che il 30-35% del petrolio greggio, il 20% del gas naturale e tra il 20 e il 30% di fertilizzanti non vengono trasportati.

Le ripercussioni della guerra, nota RFE/RL, si estendono anche nei Paesi dell’Asia centrale che dipendono dalle merci provenienti dall’Iran. Le merci vengono deviate via terra e ciò comporta un aumento dei tempi e dei costi di trasporto. Ayzamat Jumabekov, presidente dell’Associazione dei trasportatori internazionali del Kirghizistan, parla di un ritardo di circa 10 giorni per le merci provenienti dai principali centri di distribuzione in luoghi come l’Arabia Saudita. Secondo la Banca Mondiale, le economie dell’Asia centrale sono cresciute notevolmente nel 2025, espandendosi del 7% grazie all’aumento dei consumi delle famiglie, delle rimesse e degli investimenti. Ma la guerra in Iran sta creando nuovi rischi: le interruzioni dello Stretto di Hormuz stanno facendo aumentare i costi dell’energia e del commercio, spingendo l’inflazione in Europa e Asia centrale all’8,1% nel febbraio 2026, secondo il Fondo Monetario internazionale.

Dalla guerra mondiale ‘a pezzi’

La guerra in Sudan entra nel quarto anno: i civili continuano a essere uccisi, sfollati e vittime di violenze sessuali diffuse. Denise Brown, Coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite nel Paese, ha sostenuto che quella guerra non è dimenticata ma abbandonata. Gli operatori umanitari nel Darfur hanno curato quasi 2.500 vittime di violenza sessuale nell’ultimo anno. Brown ha sottolineato i massacri avvenuti nei pressi di El Fasher, dove, secondo informazioni verificate, 6.000 persone sarebbero state uccise in tre giorni: ma il numero reale potrebbe essere superiore.

Donald Trump vs Leone XIV 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato Papa Leone XIV e pubblicato un autoritratto generato dall’intelligenza artificiale che lo ritrae come una figura simile a Gesù, rischiando di alienarsi gli elettori cattolici indecisi che lo avevano sostenuto nel 2024, rischiando l’effetto boomerang. I cattolici rappresentano il gruppo religioso più numeroso e indeciso tra gli americani: il sostegno a Trump era già in calo prima dei suoi ultimi attacchi al pontefice. Andrea Chesun della Virginia Commonwealth University ha dichiarato ad Axios: ‘I cannot think of any parallels, at least coming from Western Christian majority countries, of such pointed and public attacks on the Pope’.

 

Latest articles

Related articles