Trump attacca il Papa: non è duello ma scontro tra visioni di civiltà

(Marzia Giglioli) 

“Non ho paura di Trump. Continuerò a oppormi alla guerra”, afferma Papa Leone XIV dopo l’attacco rivoltogli del presidente Usa.

Mai così dura è stata la critica della Casa Bianca nei confronti del Vaticano segnando un precedente che vede di fronte la politica ‘mistica’ di Trump e l’affermazione dottrinale del Papa per riportare il dibattito sul terreno naturale tra ciò che è davvero spirituale e ciò che è politico nonché sui limiti stessi della politica rispetto al diritto internazionale e al diritto delle persone. Interviene anche la Cei: ‘Trump rispetti il Papa e il suo ministero’.

Sull’onda di queste polemiche, è iniziato il viaggio del papa in Africa che segna la sua prima tappa apostolica, assediato dal clamore mediatico dopo le parole di Trump: ‘è un debole, pessimo in politica estera’. Il messaggio è chiaro: ‘non voglio un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti’. E gli ricorda di essergli grato perché è grazie a lui se è diventato papa e, quindi, lo invita a ‘rimettersi in carreggiata’.

L’attacco è totale ma la lingua dei due protagonisti è diversa, come diversi sono i piani di confronto. Il potere nella sua forma più cruda punta sulla delegittimazione dell’altro, l’autorevolezza non ne ha bisogno.

Ma come si è arrivati a questa rottura? Mentre Trump si presenta con una retorica dai tratti salvifici, come dimostra l’immagine del presidente Usa vestito da Gesù, ci si chiede perché Trump ne abbia così bisogno. Il presidente americano sa da tempo che il suo leaderismo politico in America funziona soprattutto se si collega alla religione, e molti americani hanno scelto la forma più estrema: vedere in Trump una sorta di messia, un salvatore della nazione e della civiltà, sposando la sua forma più spinta di America First.

Ma il Vaticano ha sempre guardato con diffidenza a chiunque si presenti in questi termini. Nel primo mandato trumpiano questo aspetto era meno visibile. Nel secondo è molto più evidente. Trump si è andato costruendo una narrazione di tipo religioso che si è via via consolidata e che la guerra in Iran ha suggellato. Narrazione che non poteva non impegnare il Pontefice in una contrapposizione.

Non è solo questione politica o morale: è ‘scontro tra visioni di civiltà’ che si consuma nella stessa America. Al quale si aggiunge che ‘l’agire istrionico del tycoon – come scrive il Fatto Quotidiano – risponde a un disegno preciso: l’adesione a un progetto di controrivoluzione mondiale, avviato da un asse di potenze autoritarie, intenzionate a scardinare definitivamente l’ordine costituzionale liberal-democratico e il diritto internazionale’. Se così fosse, sarebbe un errore archiviare gli atti di Trump come caos non calcolato.

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