Hormuz, la trincea globale

(Marzia Giglioli)

Dopo il fallimento dei colloqui di pace con l’Iran, Trump amplia la geografia del conflitto: gli Stati Uniti “sigilleranno” lo Stretto di Hormuz e non faranno passare alcuna nave che pagherà pedaggio (e minaccia la Cina di dazi se aiuterà Teheran). Da parte sua l’Iran annuncia che non farà transitare per lo Stretto di Hormuz chi non paga e arrivano nuove minacce dai Pasdaran.

La crisi energetica rischia sempre di più di diventare incontrollabile e di ridisegnare gli equilibri economici e militari del pianeta. Hormuz è la linea di trincea di questo conflitto perché il presidente Usa lancia una sfida alle rotte energetiche globali e coinvolge tutti. La diplomazia è di nuovo messa da parte, la tregua fragilissima che si è discussa a Islamabad non è morta, come ripete il Pakistan, rilanciando la possibilità di mediazione, ma bisogna crederci, con l’ottimismo della ragione ma non certo per i fatti di queste ultime ore.

Si guarda alla nuova ‘coalizione dei volenterosi’ che si è formata nelle scorse settimane e che sta mettendo a punto un piano per stabilizzare la navigazione via Hormuz. Lo schieramento dei 41 Stati, Italia compresa, si muove su livelli diversi: politico, diplomatico, economico ma la strada è in salita. Il nuovo colpo inferto da Donald Trump sul fronte iraniano, a Bruxelles non fa che accrescere le previsioni più cupe sulla crisi energetica. Il blocco dello Stretto di Hormuz, a prescindere da chi sia il fautore della chiusura, Iran o Stati Uniti, nel breve termine avrà effetti negativi sia sui canali di approvvigionamento sia sui prezzi di gas e petrolio. L’Europa, dopo lo stop ai negoziati di Islamabad, rischia così – come scrive Ansa – di trovarsi in una tempesta perfetta: da un lato il pressing e gli attacchi del presidente americano per il mancato intervento militare dei Paesi del Vecchio Continente in Medio Oriente, dall’altro sembra allontanarsi una soluzione diplomatica che, per i vertici comunitari, resta invece l’unica vera strada per sbloccare in maniera stabile l’impasse sullo Stretto.

I leader europei, in primo luogo, vogliono vederci chiaro, dato che la prova di forza minacciata dagli Usa non è di facile attuazione e ha implicazioni imprevedibili. Trump continua dal canto suo ad andare in una direzione ancora una volta contraria a quella auspicata dall’Europa, che da settimane chiede una soluzione diplomatica e l’apertura stabile dello Stretto, dal quale a dipendere sono le forniture dei Paesi Ue e non certo per gli Usa.

A Bruxelles non resta quindi che guardare ancora una volta alle Nazioni Unite per riaffermare il diritto della libera navigazione in acque internazionali. Ma la mossa di Trump non fa che complicare ulteriormente ogni piano. Anche nel fronte dei volenterosi, chiamati in causa ancora una volta dal presidente americano, sembra regnare lo scetticismo. All’Europa, al momento, non resta che provare ad arginare una crisi energetica senza precedenti. Oggi, intanto, è convocato – da parte di Ursula von der Leyen – un collegio dei commissari ad hoc per esaminare l’impatto economico che si va profilanfo e ci si prepara a piani di emergenza.

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