La Russia ha istituito le Forze per i Sistemi Senza Pilota (USF) come ramo militare indipendente, istituzionalizzando la guerra con i droni dopo aver tratto insegnamenti dall’esperienza ucraina, a testimonianza di un cambiamento dottrinale che vede i droni come componente centrale delle moderne operazioni interforze. Le USF presentano una struttura di comando centralizzata che sovrintende allo sviluppo, all’approvvigionamento, all’addestramento e al dispiegamento, con unità integrate a tutti i livelli di comando e un sistema di acquisizione dedicato gestito congiuntamente con la direzione della ricerca del Ministero della Difesa. Mosca prevede di reclutare quasi 79.000 effettivi entro il 2026, attingendo in larga misura a studenti, veterani e civili con competenze tecniche, ampliando al contempo i percorsi di formazione universitaria e le accademie specializzate per sostenere lo sviluppo a lungo termine delle forze droni. Una tabella di marcia in quattro fasi per le USF prevede una massiccia espansione fino a circa 210.000 effettivi e quasi 1.000 unità, integrando le capacità dei droni nelle forze terrestri, aeree e navali, nonostante le carenze di finanziamento e le sfide organizzative. Il rafforzamento militare russo è parallelo alla precedente istituzionalizzazione della forza di droni da parte dell’Ucraina e segnala una trasformazione duratura, con i droni che rappresentano la maggior parte delle missioni di fuoco sul campo di battaglia e che stanno rimodellando la dottrina operativa, in particolare lungo i fronti strategici settentrionali e nord-orientali della NATO.
Un’analisi da The Jamestown Foundation



