Un’analisi del think tank indiano Observer Research Foundation sottolinea come la politica statunitense verso l’Africa sotto Donald Trump evidenzi un passaggio strategico da un impegno pragmatico a una forma di transazionalismo più ristretta e mirata all’estrazione di risorse. Mentre l’impegno statunitense nel continente ha tradizionalmente bilanciato interessi strategici con impegni umanitari e di sviluppo, le recenti direttive politiche suggeriscono la volontà di strumentalizzare gli aiuti e la diplomazia per ottenere l’accesso alle risorse. Un esempio lampante di questo cambiamento è l’evoluzione dei rapporti tra USA e Zambia. Una bozza di memorandum del Dipartimento di Stato rivela che Washington ha preso in considerazione l’utilizzo dell’assistenza sanitaria salvavita come strumento di negoziazione per garantire un accesso preferenziale alle risorse minerarie critiche dello Zambia. Ciò segna un significativo allontanamento dall’etica di lunga data che ha sostenuto iniziative come il Piano di Emergenza del Presidente degli Stati Uniti per la Lotta all’AIDS (PEPFAR), che storicamente ha simboleggiato la leadership umanitaria statunitense e ha contribuito ad espandere il suo soft power. Per oltre due decenni, il PEPFAR ha svolto un ruolo trasformativo nel panorama sanitario pubblico dello Zambia. Milioni di persone dipendono quotidianamente dalle cure per l’HIV, oltre che dagli interventi contro la tubercolosi e la malaria, sostenuti da finanziamenti statunitensi. Al suo apice, il programma ha contribuito a invertire la rotta di una devastante epidemia che un tempo mieteva decine di migliaia di vittime ogni anno. Tuttavia, con l’attuale riassetto delle politiche, questa eredità umanitaria rischia di essere messa da parte da logiche di contrattazione strategica. La proposta di tagliare drasticamente gli aiuti segnala la volontà di utilizzare la sicurezza sanitaria come merce di scambio.
USA – Africa: aiuti per la salute in cambio di minerali
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