(Marzia Giglioli)
E’ grave quello che sta accadendo in questa guerra in Medio Oriente: ogni giorno si scende più nel buio e non succede niente che avvicini alla pace. E si mescola anche Dio con la guerra, nell’imbroglio perpetuo che un Dio possa essere accanto alle armi o addirittura benedire una guerra giusta.
Questa mattina, la polizia israeliana ha impedito al Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pizzaballa, e al Custode di Terra Santa, monsignor Ielpo, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa per la Domenica delle Palme. Non accadeva da secoli.
“Il «nostro Dio» è un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra”, ha detto il Pontefice nella sua omelia.
Immediata la pioggia di reazioni dopo il divieto a Pjzzaballa. La premier Meloni: “e’ un’ offesa non solo per i credenti”. La Farnesina si muove e incarica l’ambasciatore a Tel Aviv di esprimere lo sdegno dell’Italia. Per il ministro Crosetto: “è stata minata la libertà religiosa”.
Più tardi è giunta la spiegazione in un comunicato della polizia israeliana: “La richiesta di Pizzaballa è stata respinta per ragioni di sicurezza”.
Poi una serie di comunicati a catena che si sono incrociati con le reazioni giunte da tante parti del mondo. L’ Ufficio di Netanyahu: “Stiamo predisponendo un piano per consentire agli esponenti religiosi l’accesso nei prossimi giorni”. Il Patriarcato replica che si tratta di un “grave precedente”. Lo Stato ebraico ribadisce i “motivi di sicurezza”. Per il Papa : “e’ stato impedito ai fedeli di vivere i riti di Pasqua”.
Al di là delle spiegazioni ufficiali, resta la questione centrale di ciò che è vero e di ciò che si lascia sul terreno.
Perché Dio in questa guerra viene spesso “usato” nelle varie declinazioni e l’incidente di oggi, se così si vuole considerare, lascia il segno. Non possono esserci giustificazioni o equivoci morali. Con la guerra Dio non c’entra nulla.
La guerra siamo noi, e quello che sta accadendo ci appartiene. Le stragi di Gaza, che oggi subisce uno degli attacchi più feroci, nonostante la tregua, le bombe in Libano, i raid in Iran, la guerra in Ucraina che in questi giorni ha avuto una drammatica accelerazione, le stragi di bambini e di persone di entrambi i fronti in tutto il Medioriente, tutte le vittime di questa guerra “a pezzi” che non risparmia nessuno e uccide la pace. E
sembra davvero che la parola non abbia più significato, ma non possiamo permetterlo.
Altrettanto non si può accettare che Dio venga usato a seconda degli scopi. Stiamo assistendo a una rinascita delle teologie politiche, insidiose e devianti. Pensavamo accadesse nelle società radicalizzate, succede invece nelle società liberali, con l’aggiunta del mito della tecnica come guardiana contro l’Anticristo, o per giustificare azioni ingiuste in nome del rigore necessario e della conservazione dei principi, mettendo a rischio proprio i principi liberali. Si mette in campo l’alleanza temporale tra un Dio e il potere, creando un deviante messianesimo politico. Così facendo, si può invocare per i propri scopi il Dio che si vuole.



