(Carlo Rebecchi)
All’inizio della quinta settimana di guerra, la coalizione israelo-americana che combatte contro l’Iran ha una componente in più, il movimento yemenita degli Houthi, da sempre finanziato da Teheran. A darne l’ annuncio ufficiale è stato il portavoce del movimento poco dopo il lancio contro Israele, a partire da siti dello Yemen del Nord, di sciami di droni e missili da crociera, due dei quali hanno perforato i sistemi di difesa israeliani prima di essere abbattuti. L’ ingresso degli Houthi nella guerra contro l’Iran ha colto di sorpresa. Come, con sorpresa, il 28 febbraio americani e israeliani si erano resi conto che gli Houthi non avevano sparato un colpo né il giorno dell’attacco né qualche giorno più tardi come ha fatto, in Libano, la milizia filo-iraniana di Hezbollah.
Può far sorridere vedere un movimento come quello Houthi – che non solo non fa parte del governo yemenita ma governa una parte del paese e ha condotto fino al 2022 una guerra per l’indipendenza contro l’Arabia Saudita – in lotta contro due degli eserciti più potenti al mondo. Ma sarebbe un errore. La discesa in campo degli Houthi complica non poco le cose per Trump e Netanyahu per più motivi. Il primo è che apre un nuovo fronte, e il precedente degli Hezbollah in Libano è eloquente. Da quando i militanti del “partito di Dio”, ossatura dell’esercito di Beirut ma che risponde agli ordini di Teheran, hanno attaccato Israele, per Netanyahu si è aperto un nuovo fronte, una guerra vera che, a sentire le informazioni da Israele, avrebbe reso necessaria l’ulteriore mobilitazione di decine di migliaia di riservisti.
Gli Houthi hanno soprattutto in mano una delle due chiavi con le quali si può bloccare il traffico navale nell’area del Golfo. L’Iran può, come sta già facendo, chiudere lo Stretto di Hormuz, ed il risultato è che più di 2500 navi sono bloccate nelle acque del Golfo. Al regime degli Ayatollah, gli Houthi portano la seconda chiave: quella dello stretto di Bab al-Mandab, il cui funzionamento è critico soprattutto per l’Europa: attraverso Bab al-Mandab transitano nel canale di Suez non tanto il petrolio ma, principalmente, le porta-container che alimentano i traffici commerciali tra l’ Asia e il Mediterraneo. Che dovrebbero altrimenti fare la circumnavigazione dell’Africa. Gli Houthi hanno già chiuso una volta lo stretto di Al-Mandab, tra il novembre 2023 e il gennaio 2025, quando agivano “per solidarietà” con i palestinesi massacrati da Israele nelle guerra di Gaza. Gli Stati Uniti intervennero con pesanti bombardamenti e dichiararono “la totale capitolazione” degli Houthi. Che, però, non sembra la realtà.
Un alto funzionario del ministero della propaganda Houthi ha indicato che la chiusura dello Stretto di Bab al-Mandab è “tra le opzioni” e che la decisione sarà presa “in coordinamento con i nostri fratelli dell’ ‘Asse della Resistenza’ perché siamo giunti alla conclusione che è il momento di intervenire”. Il problema, per i miliziani Houthi, è di trovare un equilibrio tra il pressing iraniano perché entrino in guerra a sostegno di Teheran e il timore di ritorsioni da parte degli Stati Uniti o dell’Arabia Saudita. Secondo il Wall Street Journal, che cita analisti yemeniti, “gli attacchi sferrati potrebbero restare un caso isolato. Attacchi isolati per evitare appunto una nuova forte reazione degli Stati Uniti, o un nuovo conflitto con l’Arabia Saudita, contro cui i miliziani yemeniti hanno combattuto per anni fino al cessate il fuoco del 2022”.



