Medio Oriente, la guerra si allarga

(Carlo Rebecchi)

Realtà o bluff? La posta in gioco con l’ operazione “Epic Fury”, l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, diventa sempre più alta. Nelle ultime ore si è passati agli ultimatum con minacce di distruzione senza precedenti. A Donald Trump che minaccia di “annientare le centrali elettriche iraniane, iniziando dalla più grande”, se Teheran non aprirà lo Stretto di Hormuz entro 24 ore”, il regime degli Ayatollah replica che  – se gli impianti petroliferi ed energetici dell’Iran saranno attaccate dal nemico – “prenderemo di mira tutte le infrastrutture energetiche, informatiche e di desalinizzazione dell’acqua appartenenti agli Usa”. Lo scambio di minacce avviene mentre in Italia è notte, poche ore dopo un nuovo appello del G7, il gruppo di paesi finora più importanti del mondo, ad abbassare toni e atti di uno scontro che si sta allargando sempre più.

A questo punto l’ Iran non si mostra più come un paese attaccato che si difende. E’ Teheran a dettare le condizioni di una ipotetica pace a Stati Uniti e Israele. Sei i punti: garanzia che non ci saranno più attacchi, chiusura delle basi americane nella regione, risarcimento, nuovo statuto giuridico per lo stretto di Hormuz, perseguimento penale, estradizione degli operatori dei media anti-iraniani. Richieste sostanzialmente speculari quelle di Trump e di Netanyahu e, quindi, inaccettabili da entrambe le parti. Firmate, le prime, dallo stesso Trump in messaggi sul suo social The Truth. E, da parte di Teheran, sottoscritte dal portavoce del comando operativo dei Guardiani della Rivoluzione, Khatam al-Anbiyq, sull’agenzia Fars.

Il livello dello scontro è improvvisamente salito ieri, dopo alcuni giorni in cui Trump sembrava incerto sul da farsi per mettere fine al blocco iraniano dello Stretto di Hormuz. Il presidente americano aveva comunque già dato l’ordine di spostare 2.200 marines dall’Asia al Golfo, non per invadere l’Iran, missione impossibile data la sua vastità, ma almeno per occupare e presidiare l’isola di Kharg e ristabilire il passaggio delle petroliere nello stretto. A sorpresa, l’Iran ha lanciato due missili Khorramchar 4 contro una base anglo-americana nell’ Oceano indiano, Diego Garcia, a quattromila chilometri di distanza. Uno dei due razzi è stato distrutto dall’aviazione, il secondo sarebbe precipitato per un guasto.

Sono stati gli stessi iraniani a darne l’annuncio, con la precisa volontà di stupire il mondo con un lancio che nessuno, americani in primis, credeva possibile. Il Pentagono sembra infatti fosse convinto che i missili iraniani non potevano essere impiegati contro obiettivi oltre i circa tremila chilometri. Ora, per tutti, e per gli europei in particolare, cambia, se non la situazione, la percezione del conflitto: sanno che, se vi fossero coinvolti, le loro capitali – Londra, ma anche Parigi, Roma, Atene – potrebbero teoricamente essere colpite.

Gli osservatori sottolineano inoltre un altro particolare: il fatto che lo scambio di minacce tra le parti in guerra è avvenuto in tempi brevissimi, quasi che i Guardiani della Rivoluzione avessero ritrovato la sicurezza che sembravano aver perso nelle quasi tre settimane di bombardamenti dall’inizio della operazione “Epic Fury”. Questo potrebbe significare che la “Guida suprema”, in ospedale a Mosca – o chi per lui -, non ha dubbi sulla linea da portare avanti; e che è prevalsa l’anima dura del regime, quella dei pasdaran. L’Iran, osservano alcuni commentatori, ha assunto in queste ore delle decisioni che Khamenei senior non avrebbe mai preso, come probabilmente le minacce sugli impianti di desalinizzazione dell’acqua – che permettono la vita in tutti gli stati del Golfo – o, prima ancora, il blocco di Hormuz. Una decisione fuori dal diritto internazionale così come lo era stato, in precedenza, l’attacco israelo-statunitense che è diventato per tutti una trappola da cui, al momento, nessuno sembra capire come uscire in modo da stabilizzare l’escalation militare ma anche psicologica in atto. Nessuno pensa infatti che, per riportare il buon senso, basteranno i 2.200 marines della USS Tripoli.

Latest articles

Related articles