Iran, ora è anche guerra di nervi

(Marzia Giglioli) 

Trump assicura che la guerra sta finendo perché ‘non ci sono più obiettivi da colpire’. Le Borse ci credono e chiudono in relativa calma ma la crisi petrolifera è dietro l’angolo e il prezzo del greggio è la faccia della guerra che tutti sono costretti a guardare.

Il prezzo del petrolio è il terreno su cui l’Iran sta cercando di imporre la propria forza ed è sempre più guerra dei nervi: ‘Lo pagherete 200 dollari al barile’ e così lo Stretto di Hormuz diventa il vero costo del rischio bellico. L’Iran sta cercando di aumentare i costi della guerra. Ha attaccato le infrastrutture petrolifere e del gas nei paesi vicini e ha chiuso lo Stretto, sconvolgendo le economie del Golfo Persico e facendo salire i prezzi globali dell’energia e l’inflazione.

Così la guerra registra una nuova escalation ma nelle acque di Hormuz. I Pasdaran hanno colpito tre navi cargo e rilanciato la sfida a Stati Uniti e Israele. Da Teheran anche l’annuncio di mine nello stretto di Hormuz e Trump subito risponde: ‘non ci credo’. Ai bollettini militari si susseguono e si incastrano le dichiarazioni per quella che ormai è diventata ‘la guerra dei container’.

‘Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio raggiunga gli Stati Uniti, Israele e i loro partner. Qualsiasi nave o petroliera diretta a loro sarà un obiettivo legittimo’, ha ribadito Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare di Teheran, aggiungendo che Washington non sarà in grado di controllare i prezzi. Riferisce al Jazeera.

Le forze armate iraniane minacciano anche di colpire i porti del Medio Oriente se i loro porti venissero attaccati da Israele e Stati Uniti, ha riferito la televisione di Stato.

Dal G7, intanto, il mantra è quello di raggiungere il totale ‘coordinamento economico’, come ha detto in apertura dei lavori il presidente Macron e attuale presidente di turno. Germania e Giappone hanno sbloccato le riserve di greggio, anticipando la decisione dell’AIE (Autorità Internazionale dell’Energia) di liberare 400 milioni di barili, nella speranza di raffreddare il prezzo dei carburanti e scongiurare una fiammata inflazionistica. Le quotazioni del petrolio restano sull’altalena: in un primo momento, hanno reagito alla notizia arretrando leggermente, ma le tensioni hanno poi portato i prezzi a correre ancora. Donald Trump ha dichiarato a sua volta che intende prelevare un pò di petrolio dalle riserve americane per contrastare l’aumento dei prezzi della benzina.

Ora la guerra si misura davvero a container e gli occhi sono puntati su come apriranno le Borse.

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