Board of Peace e venti di guerra

(Marco Emanuele) 

Non vi è dubbio che viviamo dentro un gigantesco paradosso. Mentre il Board of Peace prende il via, popolato di membri che portano la propria moralità come limite all’agire strategico, altri venti di guerra si alzano nel martoriato Medio Oriente.

Senza ipocrisia, la pratica della guerra è – da sempre – parte integrante delle relazioni internazionali: nessuno stupore. Oggi però, a ben guardare, siamo in un mondo (già) strutturalmente instabile e ciò chiede mediazioni, dialoghi, tentativi di tregua e visioni di pace.

Il sito Axios racconta i 6 motivi per cui l’Amministrazione americana potrebbe decidere un attacco a Teheran: disputa nucleare di lunga data; uccisioni dei manifestanti; la portaerei di Čechov (si schierano due portaerei e centinaia di aerei senza utilizzarli ?); pressioni da parte di Israele; il fattore petrolio; senso di debolezza del regime. Staremo a vedere.

Ci vuole realismo ma, teniamo, la nostra idea è molto diversa da quella dominante. Se l’Iran è un problema (la Repubblica Islamica e i proxy che alimenta), un intervento americano (del quale non si conoscono le possibili forme e la possibile intensità) non farà che scatenare ancora di più un contesto già sensibile da decenni. Se l’Iran non è il Venezuela (primo livello di analisi), il tema siamo tutti noi: una operazione in quel teatro operativo scuoterebbe, e non poco, la sicurezza regionale e globale.

 

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