L’ordine insostenibile

(Marco Emanuele)

Ogni giorno, in maniera sempre più evidente, la strategia dell’ordine in progress si materializza. Nulla a che vedere con la visione che richiamiamo come necessaria. I segnali vanno tutti nella direzione della insostenibilità sistemica.

A Delhi, in occasione dell’AI Impact Summit, Sriram Krishnan – senior policy adviser sull’intelligenza artificiale della Casa Bianca – ha ammonito l’Europa sulla troppa regolazione dell’IA. Solito ritornello, potremmo dire, ma occorre porre attenzione: regolazione e governance, almeno per chi scrive, sono fondamentali e devono viaggiare insieme, mano nella mano. Se è chiaro che la regolazione non deve bloccare o uccidere l’innovazione, una valutazione ‘risk-based’ è decisiva. L’Europa possibile non può rinunciare al progetto di diventare laboratorio di sostenibilità sistemica su un tema decisivo come quello della rivoluzione tecnologica. Il Vecchio Continente non può cadere nel tranello ‘regulation vs deregulation’ ma, nel dialogo strategico, ha la responsabilità di costruire visioni (multilivello, multilaterali, multi-stakeholders) di futuro già presente.

Ancora, a Parigi all’International Energy Agency, il Segretario all’Energia americano Chris Wright ha detto che scenari di modelli zero-net sono irrealistici. Stessa storia: la deregulation in campo energetico è ‘mantra’ che l’Europa possibile non può accettare, insostenibile per il pianeta. Altra cosa è immaginare mediazioni virtuose, accompagnando il processo con transizione intelligente.

Il lavoro ‘dietro le quinte’ continua. Si mettono continuamente pezzi al puzzle dell’ordine mondiale che potrà essere: senza antagonismi, ma con realismo progettuale ed etica pragmatica, occorre aggiustare la rotta. Il lavoro è lungo, richiede pazienza e, al tempo stesso, consapevolezza nell’urgenza. Cercasi Europa possibile.

 

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