(Marco Emanuele)
In un tempo fluido e dentro la grande transizione/trasformazione, i pozzi vitali sono inquinati: è soprattutto il linguaggio, già parte dell’azione strategica, a mostrare de-generazione.
Gli imperi ‘sovrani’, che lavorano a separare e punire, si muovono alla conquista del centro del mondo e la moralità dei leader diventa visione. Mentre in diversi teatri sensibili (Ucraina, Iran, Gaza e Cisgiordania, tra gli altri) si tentano mediazioni, i punti di vista sull’ordine mondiale in progress restano appesi al limite morale che gli auto-proclamati imperatori si danno e vorrebbero portare al mondo intero. La legge della giunga domina, sotto diverse forme, e inquina, anche solo disorientando attraverso attività disinformative nella condizione onlife.
Il momento è molto delicato. La morale è elemento decisivo ma molto fragile, umorale, imprevedibile. La fluidità richiamata all’inizio di questa nota non può diventare insicurezza diffusa, non può trovare soluzione nella legge del più forte. Proprio ora, forse mai come ora, ciò che serve è complessità nel pensiero, linguaggio di cooperazione, condivisione strategica nel futuro già presente.
La responsabilità storica parte dal disinquinamento dei pozzi, dalla capacità di ripensare destino planetario, di re-istituire comunità. La governance della rivoluzione tecnologica può aiutare a elaborare scenari alternativi, e sostenibili dal punto di vista sistemico, ma il focus deve essere sulla questione antropologica: non possiamo cedere al nostro lato de-generante (travestito da moralità), parte di noi ma inaccettabile come spirito dei tempi.
(Version English)
In a fluid time and within the great transition/transformation, the vital wells are polluted: it is above all language, already part of strategic action, that shows de-generation.
The ‘sovereign’ empires, which work to separate and punish, move to conquer the center of the world, and the morality of leaders becomes vision. While mediation attempts are being made in various sensitive theaters (Ukraine, Iran, Gaza, and the West Bank, among others), views on the world order in progress remain suspended at the moral limit that self-proclaimed emperors set for themselves and would like to impose on the whole world. The law of the jungle dominates, in various forms, and pollutes, even if only by disorienting through disinformation activities in the onlife condition.
This is a very delicate moment. Morality is a decisive but very fragile, moody, unpredictable element. The fluidity mentioned at the beginning of this note cannot become widespread insecurity, nor can it find a solution in the law of the strongest. Right now, perhaps more than ever, what is needed is complexity in thought, language of cooperation, strategic sharing in the future that is already present.
Historical responsibility starts with cleaning up the wells, with the ability to rethink our planetary destiny and re-establish community. The governance of the technological revolution can help to develop alternative scenarios that are sustainable from a systemic point of view, but the focus must be on the anthropological question: we cannot give in to our de-generate side (disguised as morality), which is part of us but unacceptable as the spirit of the times.



