Separare e punire: il gioco degli imperi ‘sovrani’ / Divide and punish: the game of ‘sovereign’ empires

(Marco Emanuele) 

Nella condizione ‘onlife’, dove non c’è separazione tra esperienza online e offline, la separazione prevale. Oltre a tradire l’unità del mondo e dei mondi, intesa come relazione, la separazione si veste di minacce crescenti per punire.

E’ in atto una riconversione dei sistemi in senso imperiale: mentre qualcuno può permetterselo, altri inevitabilmente soccombono. Gli imperi vogliono riconquistare il centro del palcoscenico che chiamiamo storia: tradimento in progress del destino planetario.

Gli imperi, vecchi e nuovi, scrivono confini dentro i quali non vale il dissenso. Mentre gli antagonisti fanno il gioco di chi vorrebbero abbattere, il vero dissenso, che fa paura, è il pensiero critico e complesso. Onlife, chiunque vada nel profondo per comprendere ciò che accade viene considerato rischioso e pericoloso, quasi oltraggio all’autorità costituita, troppo libero. Al di là dei confini, per proteggersi, l’attitudine imperiale diventa investimento sull’insicurezza permanente: il movimento è tutto, rompere il ‘consolidato’ – attraverso i compromessi e senza visione – è d’obbligo.

Fluida, la situazione che viviamo non può più essere letta con paradigmi consumati. Gli errori di valutazione sono del tutto evidenti: mentre si scontrano ‘non’ visioni del mondo, le reazioni sono prevalentemente ‘contro’ e non ‘per’. Qui sta, a esempio, la vera debolezza dell’Europa, potenzialmente (se riformata) casa per nuove frontiere strategiche. Se le relazioni transatlantiche non potranno più essere quelle di un tempo, perché siamo immersi in un tempo nuovo, altri mercati si aprono. Attenzione, però, a non cadere nella logica dell’imperialismo ‘sovrano’: l’Europa deve ripensarsi e re-istitursi come possibile, vero laboratorio politico-strategico.

(English Version) 

In the ‘onlife’ condition, where there is no separation between online and offline experiences, separation prevails. In addition to betraying the unity of the world and worlds, understood as a relationship, separation takes on the guise of growing threats to punish.

A conversion of systems in an imperial sense is underway: while some can afford it, others inevitably succumb. Empires want to regain the center stage we call history: a betrayal in progress of planetary destiny.

Empires, old and new, write boundaries within which dissent is not valid. While antagonists play into the hands of those they would like to bring down, the real dissent, which is frightening, is critical and complex thinking. Onlife, anyone who goes deep to understand what is happening is considered risky and dangerous, almost an outrage to the established authority, too free. Beyond borders, in order to protect itself, the imperial attitude becomes an investment in permanent insecurity: movement is everything, breaking the ‘established’ – through compromises and without vision – is a must.

Fluid, the situation we are experiencing can no longer be read with worn-out paradigms. The errors of judgement are quite evident: while ‘non’ visions clash, the reactions are predominantly ‘against’ and not ‘for’. Herein lies, for example, the true weakness of Europe, potentially (if reformed) home to new strategic frontiers. If transatlantic relations can no longer be what they once were, because we are immersed in a new era, other markets are opening up. However, we must be careful not to fall into the logic of ‘sovereign’ imperialism: Europe must rethink and re-establish itself as a possible, true political-strategic laboratory.

 

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