Crans Montana, la Svizzera ci accusa: ‘Italia come Trump’

(Marzia Giglioli) 

ll rogo di Crans Montana ha generato uno scontro durissimo tra Roma e Berna e ora la Svizzera ci accusa: ‘Gli attacchi dell’Italia con metodi alla Trump’, come si legge sul Corriere del Ticino. E ancora: ‘si sta arrivando senza ragione ai ferri corti’, prosegue il giornale che parla ‘di scontro mediatico diventato scontro politico’, con riferimento – in particolare –
alle reazioni italiane alla scarcerazione di Jacques Moretti (il proprietario del locale Le Constellation) ed ai titoli dei media italiani secondo i quali l’intero sistema svizzero sarebbe ‘complice’.

La premier Giorgia Meloni ha parlato di ‘oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di Capodanno’ e di ‘insulto alle loro famiglie, che stanno soffrendo per la scomparsa dei loro cari”. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha definito la scarcerazione come una decisione ‘che non tiene conto del lutto e del dolore profondo che queste famiglie condividono con il popolo italiano’.

Roma ha immediatamente richiamato in Italia il suo ambasciatore in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, ed il suo rientro a Berna è stato vincolato all’avvio di una ‘effettiva collaborazione’ fra le autorità giudiziarie dei due Paesi e alla ‘costituzione di una squadra investigativa comune’. La Svizzera ha accettato la collaborazione delle autorità italiane nelle indagini.

A un mese dalla tragedia è ancora difficile elaborare un dramma come quello che si è consumato a Crans Montana, con il rogo che ha ucciso tanti ragazzi: non c’è solo il lutto di quelle famiglie, c’è un lutto in tutti noi, perché non ci si rassegna alla morte di questi giovani e alle loro vite spezzate in un locale dove erano andati solo per brindare al Capodanno.

Su questa assurda tragedia c’è, da un lato, l’Italia che contesta alla Svizzera di non svolgere le indagini in modo corretto, dall’altra la Svizzera che difende il proprio operato compreso il rilascio del proprietario del locale: l’opinione pubblica italiana, invece, vorrebbe vedere Jacques Moretti in cella per scontare subito la colpa. C’è poi la rabbia perché davvero questa tragedia poteva essere evitata: bastavano maggiori controlli, bastava non chiudere la seconda uscita di sicurezza. bastava avere gli antincendio per spegnere quelle maledette candele sulle bottiglie di champagne.

Per i sei giovani italiani morti nelle fiamme è comprensibile e umana la vicinanza espressa alle loro famiglie dalle autorità, come hanno fatto la premier Meloni e il ministro degli Esteri, Tajani. Ma occorre anche non cadere in quella rabbia che pretende a tutti i costi una risposta, temendo altrimenti di essere insensibili o impopolari.

C’ è molto da riflettere sulle reazioni emotive, sulla voglia di giustizia, sul nostro desiderio di vendicare subito le vittime che avrebbero potuto essere nostri figli. Chi scrive vive questa tragedia da vicino, avendo in famiglia un ragazzo che per un caso non era tra i suoi amici in quel locale in quella terribile notte.

Ci sono due modi per raccontare sui media una tragedia come questa. Il primo è la narrazione dei fatti, la cronaca del dolore, le indagini per scoprire le responsabilità (anche quelle delle indagini). Il secondo è lo sciancallaggio che sembra interpretare meglio la giustissima rabbia che ognuno di noi vive di fronte a quanto è accaduto.

In sostanza: è giusto sposare la tesi del giustizialismo oppure è meglio rispettare i termini giudiziari in vigore in un altro Paese, anche se ‘sentimentalmente’ non ci trova d’accordo ?

Serve leggere anche le interpretazioni diverse rispetto a quello che troviamo sui media italiani. Serve per guardare oltre la rabbia.

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