L’Europa lenta nella guerra ibrida

(Marco Emanuele) 

Il capo dell’Agenzia per la sicurezza informatica dell’Unione Europea (ENISA) ha dichiarato a Politico che l’Europa rischia di perdere la partita della sicurezza informatica. E’ noto che, negli ultimi anni, l’Europa sia stata colpita da importanti attacchi informatici che hanno bloccato aeroporti, condizionato elezioni e paralizzato ospedali.

La scorsa settimana, gli esperti di sicurezza informatica hanno attribuito alla Russia un tentativo di attacco alla rete elettrica polacca, e il presidente della Bundesbank tedesca ha dichiarato in un’intervista che la banca centrale subisce oltre 5.000 attacchi al minuto.

Tutto questo si colloca dentro la trasformazione della guerra nel tempo della rivoluzione tecnologica. La condizione ‘onlife’ è evidente: nulla è più solo online o solo offline. Se riarmo è parola fastidiosa, anzitutto per chi scrive, ripensare la difesa comune europea è urgenza strategica.

L’Europa elefantiaca e divisa deve fare i conti con il dinamismo dei rischi che sono già tra noi. In un mondo pericolosamente disequilibrato, maturare nuove consapevolezze e responsabilità è condizione di esistenza. L’Europa, casa del pensiero complesso, deve ritrovare autonomia strategica, capacità di azione e visione storica.

Certo servono geometrie variabili e l’abbandono dell’anti-storico principio di unanimità. La guerra ibrida non è più solo ‘possibile in prospettiva’ ma ci riguarda nel profondo, è fatto della nostra quotidianità: a nulla servono i confini così come la radicalizzazione in fragilissime posizioni di parte.

 

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