Il dito e la Luna

(Marco Emanuele) 

Ciò che vediamo a Minneapolis è del tutto inaccettabile. ICE, che esiste da molti anni, ha mostrato ciò che la nostra civiltà umana e giuridica considera fuori da ogni norma: su questo, ci pare, non dovrebbe esserci discussione. ICE, così come si presenta oggi, rappresenta un problema: i sommovimenti nella politica americana, da una parte e dell’altra, sono lì a dimostrarlo.

Ma il tema vero è la Luna, il mondo che sta prendendo direzioni non più sostenibili. Mentre ci ostiniamo a guardare il dito, ciò che emerge è la crescente insostenibilità sistemica.

Crescono le difficoltà di un’alleanza transatlantica sempre più insicura, causa imprevedibilità del socio di maggioranza. L’Europa (UK compresa) tenta di aprire nuovi mercati, lo sguardo a Est (India, Cina) è obbligato. Le guerre in giro per il mondo si radicalizzano sempre di più (a parte quelle che riempiono giustamente le cronache geopolitiche, chi parla del Sudan e di altri contesti sensibili ?) e l’ordine che conoscevamo (evocare l’Occidente sembra più un esercizio di stile) lascia progressivamente il campo a un nuovo ordine in progress e firmato Big Tech. Si apre, inoltre, una grande questione antropologica, di cui scriveremo: mentre siamo nell’era quantistica, che ci trasforma, il nostro sentimento umano si avvicina pericolosamente alla barbarie (male banale). Ancora, mentre i sistemi (già) autoritari non possono che rafforzare pratiche di violenza per auto-legittimarsi (perenne movimento), le democrazie si ‘svuotano’ pericolosamente (cause endogene ed esogene compresenti).

Non invidiamo i governanti nazionali. Se non si può non dialogare con gli Stati Uniti, il tema è tutt’altro che facile. Tutti cercano, attraverso nuove possibili alleanze, di ritagliarsi un posto al centro del mondo: ma il vero potere non riguarda più gli Stati, nel senso che non appartiene più alla politica. Mentre servono nuovi paradigmi per nuove mediazioni e nuove visioni, il tutto nel quadro geostrategico di una nuova filosofia della storia, a pagare il prezzo più alto sono i popoli, ciascuno di noi, vittime destinate di un mondo pericolosamente instabile.

 

Latest articles

Related articles