(Marco Emanuele)
Gli occhi della forza, nella imprevedibile legge della giungla, si chiudono laddove controparte guarda più forte e mostra la pazienza del gioco geostrategico. Chi non è paziente soccombe, o rischia di farlo. Nel teatro che ‘spariglia’ (Trump insegna) non c’è spazio per i deboli o per gli indecisi.
L’Europa continua a mostrarsi debole e isterica, giocando al gioco di chi continuamente la provoca. L’Europa non sta scegliendo di diventare polo geostrategico, causa regole interne, struttura da ridiscutere e assenza di visione: Bruxelles si limita a parare i colpi, a replicare.
Gli occhi della forza non si chiudono guardando l’Europa ma sorridono. L’Europa non sa farsi lupo, continua a muoversi linearmente e burocraticamente. Nella legge della giungla, invece, la capacità di adattamento è tutto. Vince l’imprevedibilità.
Guardando oltre, il tema vero vive al di là delle schermaglie e della cronaca. Ed è preoccupante. Groenlandia, Gaza e Medio Oriente, Ucraina e quant’altro compresi, la sfida è la sostenibilità sistemica. Nel tempo che viviamo, infatti, non si può fare a meno di approcci e istituzioni multilaterali (necessarie ma da riformare profondamente).
L’Europa, mentre dovrebbe giocare il più possibile unita ai tavoli del casinò geostrategico (giungla), ha la vera responsabilità di porre il punto, con pazienza (la vera forza), sull’ordine planetario in formazione.
Oggi più che mai è richiesto talento politico. Siamo entrati in una fase quantica, del tutto accelerata, ma non abbiamo paradigmi adeguati. Vediamo, e l’Europa si muove senza prospettiva, solo un rincorrersi di provocazioni: questo non è il modo di cavalcare la storia ma di lasciarsi travolgere.
L’Europa possibile (a geometrie variabili e fuori dall’auto-inganno della unanimità) è nel suo ripensarsi, re-istituirsi, come laboratorio e come processo. Accogliere il pensiero complesso, peraltro parte della cultura europea, è scelta decisiva non per riaggiustare un ordine che non tornerà ma per investire nel destino planetario, condizione di sostenibilità sistemica.
L’Europa ha la responsabilità di collocarsi geostrategicamente nel bivio in mostra a Davos: mentre la politica è insostenibile legge della giungla, la competizione e la cooperazione si giocheranno sul piano della rivoluzione tecnologica e di tutto ciò che la riguarda. Nell’era quantica, l’Europa può porre fine al ‘900: servono consapevolezza e volontà politiche.



