(M.E.)
Papa Leone XIV, nel discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (9 gennaio 2026), ha svolto passaggi di grande interesse.
La ‘Città di Dio’ non propone un programma politico ma offre preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica, come la ricerca di una convivenza più giusta e pacifica tra i popoli. Agostino mette anche in guardia dai gravi pericoli per la vita politica derivanti da false rappresentazioni della storia, dall’eccessivo nazionalismo e dalla distorsione dell’ideale dello statista. Sebbene il contesto in cui ci troviamo a vivere oggi sia diverso da quello del V secolo, alcune analogie rimangono assai attuali. Come allora siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca. (…) Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. (…) Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile. (…) Vorrei richiamare particolarmente l’importanza del diritto umanitario internazionale, il cui rispetto non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici. Il diritto umanitario, oltre a garantire, nelle piaghe della guerra, un minimo di umanità, è un impegno che gli Stati hanno preso. Esso deve sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti, al fine di mitigare gli effetti devastanti della guerra, anche in un’ottica di ricostruzione. Non si può tacere che la distruzione di ospedali, di infrastrutture energetiche, di abitazioni e di luoghi essenziali alla vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto umanitario internazionale. La Santa Sede ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari e auspica che la Comunità internazionale ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita conti sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale. In questa prospettiva, le Nazioni Unite hanno mediato conflitti, promosso lo sviluppo ed aiutato gli Stati nella protezione di diritti umani e libertà fondamentali. In un mondo attraversato da sfide complesse come le tensioni geopolitiche, le disuguaglianze e le crisi climatiche l’organizzazione dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale per favorire il dialogo e il sostegno umanitario, contribuendo a costruire un futuro più giusto. Si rendono pertanto necessari sforzi affinché le Nazioni Unite non solo rispecchino la situazione del mondo odierno e non quello del dopoguerra, ma anche affinché siano più orientate ed efficienti nel perseguire non ideologie ma politiche volte all’unità della famiglia dei popoli. Lo scopo del multilateralismo è, dunque, offrire un luogo perché le persone possano incontrarsi e parlare, sul modello dell’antico foro romano o della piazza medievale. Tuttavia, per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole è forse una delle prime sfide del nostro tempo. Quando le parole perdono la loro aderenza alla realtà e la realtà stessa diventa opinabile e in ultima istanza incomunicabile, si diventa come quei due, di cui parla Sant’Agostino, che sono costretti a rimanere insieme senza che nessuno di loro conosca la lingua dell’altro. (…) Nei nostri giorni il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare, ma, nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari. (…) Duole (…) constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano.
Con lucidità e realismo, Leone XIV illumina e rafforza un percorso virtuoso di lavoro complesso che, ogni giorno, cerchiamo di portare avanti. Dalla centralità del multilateralismo alla necessità di nuovi paradigmi strategici, dentro la policrisi e la guerra mondiale a pezzi (ibrida) che ci stanno attraversando, parlare di futuri (già presenti) chiede nuove responsabilità e la capacità di lavorare insieme per una rinnovata filosofia della storia. Il linguaggio sempre più ambiguo (e il drammatico abbassamento della qualità del dibattito pubblico), nella condizione ‘onlife’, ci chiama a un ripensamento radicale dell’educazione, a partire dall’auto-formazione: noi esseri umani dobbiamo ritrovarci soggetti di dialogo e in dialogo, consapevoli delle contraddizioni, degli interessi e dei rapporti di forza che ci abitano e che inevitabilmente portiamo nella realtà: il ‘chi diventiamo’ come esseri umani deve essere ricongiunto con il ‘cosa diventa’ della condizione globale. Dobbiamo rafforzare il destino planetario, vincolo che ci lega.
C’è molto nel messaggio del Santo Padre. Invitiamo a leggerlo cercando stimoli di riflessione per l’azione e ben sapendo che la fase che stiamo vivendo è di transizione/trasformazione. La violenza di ciò che accade, ormai in ogni ambito, chiede prospettive di grande respiro: mediazioni e visioni devono viaggiare insieme. La Parola del Papa è di decisiva importanza e può aiutarci, qualunque sia la nostra tensione spirituale, a intraprendere le vie della Politica.



