Il raid USA in Venezuela spacca l’America Latina

(Maria Eva Pedrerol) 

Il raid Usa in Venezuela scuote il subcontinente latinoamericano e apre un nuovo scenario politico in tutta la regione. Alcuni Paesi hanno reagito con sdegno all’intervento militare, perché considerano che esso leda la sovranità nazionale e sia una violazione del diritto internazionale. Altri plaudono alla cattura di Maduro e alla liberazione di un popolo da una dittatura spietata. Sul fronte del no al raid USA ci sono Messico, Brasile, Colombia, Uruguay e Cuba. Sul fronte del si: Argentina, Cile, Ecuador, Bolivia, Paraguay, El Salvador e Panama. Di fatto una spaccatura dalle conseguenze imprevedibili che si manifesta nelle discordanti ed opposte dichiarazioni di queste ore da parte dei leader.

“Un grave affronto alla sovranità del Venezuela”, ha tuonato il presidente del Brasile Luiz Inàcio Lula da Silva. “I bombardamenti in territorio venezuelano – ha sottolineato – e la cattura di un presidente hanno attraversato una linea inaccettabile” e “segnano un precedente estremamente pericoloso”. Per Lula “è il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità”. In un comunicato, la presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha respinto in modo categorico il raid militare Usa considerandolo “un’azione unilaterale che viola la Carta delle Nazione Unite”. E, proprio l’Onu, è stata invocato durante l’attacco dal presidente colombiano Gustavo Petro, il quale ha sollecitato “la riunione immediata dell’Oea (Organizzazione degli Stati Americani) e dell’Onu”. Critico anche l’Uruguay di Yamandu Orsi. che ha detto no all’intervento militare e ha chiesto “la ricerca permanente di una soluzione pacifica”. Molto dura la reazione cubana. “Cuba – ha affermato il presidente Miguel Diaz-Canel – denuncia e sollecita un’ urgente reazione da parte della Comunità internazionale contro il criminale attacco degli USA in Venezuela”- “La nostra zona di pace – ha aggiunto – è stata assalita brutalmente”. Il leader cubano ha parlato anche di “terrorismo di stato contro il bravo popolo venezuelano e contro la Nostra America”. Chiudendo con un “Venceremos!!”.

Di segno totalmente opposto Javier Milei. “La libertà avanza. Evviva la libertà”, ha detto il presidente argentino, uno dei primi a plaudire al raid e a dichiarare il suo “appoggio totale agli Stati Uniti”. “Non si aveva – ha aggiunto Milei – altro modo di far uscire i venezuelani da questo equilibrio sinistro in cui si trovavano”. Gli fa eco il presidente eletto del Cile José Antonio Kast. La cattura di Maduro – ha sottolineato – è ”una grande notizia per la regione”. Per Kast “la sua permanenza al potere, appoggiata da un narcoregime illegittimo, ha espulso più di otto milioni di venezuelani e ha destabilizzato l’America Latina attraverso il narcotraffico e il crimine organizzato”. Quello della criminalità è stato un tema ricorrente. “A tutti i “criminales narcochavistas” arriva la loro ora”, ha commentato il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa. A queste posizioni si accodano Paraguay, El Salvador e Panama. Più moderata la Bolivia. In un comunicato, il Ministero degli Esteri boliviano dà il suo appoggio “al popolo venezuelano nel cammino intrapreso per il recupero della democrazia, l’ordine costituzionale e i diritti umani e riafferma il suo impegno per la pace”.

E proprio la pace è la grande latitante nel subcontinente latinoamericano. L’azione degli Stati Uniti di Trump indebolisce un’area già così provata dalla povertà di gran parte delle popolazioni, malgrado le ricchezze naturali, e tormentata dal narcotraffico e dalla criminalità e spaccata da ideologie economiche e politiche molto diverse. Si apre così una nuova era per l’America Latina piena di incertezze e in molti commentano che la visione di Simon Bolivar di un continente unito e indipendente è sempre più un miraggio.

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