(Marzia Giglioli)
Il 2026 inizia con un altro ‘uragano Trump’, con un’azione (quella del raid in Venezuela) che getta già i semi di come il presidente USA intenda condurre il suo mandato. America First però sta cambiando linea e guarda altrove, o meglio porta lo sguardo fuori dagli States e su questo gli analisti si fanno molte domande. È certamente impossibile capire Trump ma una chiave di lettura per le sue ultime mosse potrebbe essere quella di leggere in parallelo i sondaggi che lo riguardano applicando un’analisi in progress, tenendo conto do come Trump sia sensibilissimo agli indici di consenso, in vista soprattutto del Midterm.
Il bilancio di un anno di presidenza racconta anche di malumori nell’opinione pubblica che non riguardano solo i suoi avversari ma anche il fronte repubblicano e chi lo ha votato nella speranza di un New Deal. Ma cosa pensano davvero gli americani del loro presidente a 12 mesi dal suo ingresso alla Casa Bianca?
Come scrive Time in un articolo di Nandika Chatterjee, ‘impossibile non ricordare che a gennaio 2025 gli osservatori mondiali erano increduli sulla reale applicazione dei suoi programmi elettorali. Nei mesi Trump ha realizzato ancora di più con la sua rivoluzione politica e sistemica, giocando sulla roulette nazionale e mondiale, mettendo comunque al centro di ogni cosa il consenso interno per l’unico obiettivo di America first’. ‘Ma con la fine del 2025, si stanno manifestando reazioni negative su diversi fronti’- scrive ancora il Time – ‘anche da parte di alcuni membri del suo stesso partito, e il tasso di gradimento per il suo incarico è il più basso mai registrato in entrambi i suoi mandati’.
Solo il 36% degli americani intervistati in un sondaggio Gallup di fine anno approva il lavoro del presidente. Un altro sondaggio Economist/YouGov dipinge un quadro simile. Condotto tra il 20 e il 22 dicembre, ha rilevato che il 39% degli americani approva l’operato del Presidente, mentre il 57% lo disapprova, con un punteggio netto di -19.
La media dei sondaggi nazionali di RealClearPolling, che riflette molteplici sondaggi recenti, lo vede leggermente meno in negativo, ma comunque a due cifre sotto la media, mostrando un’approvazione complessiva del suo lavoro pari a circa il 43% e una disapprovazione intorno al 53% a fine dicembre 2025.
A fronte dei numeri, Trump ammette il proprio calo di consensi ma solo poche settimane fa li ha interpretati così: ‘I miei numeri nei sondaggi sono semplicemente diminuiti, ma tra le persone intelligenti sono saliti molto’, ha detto, prima di dare la colpa ai disaccordi all’interno della sua base conservatrice soprattutto sul fronte della politica riguardante i visti di immigrazione. ‘Mi sento sempre un po’ criticato dalla mia gente’, ha detto, riconoscendo che ‘a volte hanno ragione’.
Diversi fattori stanno pesando sui numeri di Trump: l’inflazione, l’alto costo della vita, il suo approccio all’immigrazione, lo scandalo Epstein.
Sembra, comunque, non essere casuale che mentre i numeri del consenso popolare hanno cominciato a cedere, Trump abbia deciso di ‘sterzare’ e di accentuare una politica ‘fuori degli States’, rafforzando l’immagine strong del Paese e cercando anche nuovi sbocchi economici.
La chiave per interpretare le mosse di Trump sembra essere sempre di più il ‘consenso’ e quella di rafforzare una indiscussa leadership: bisogna quindi guardare in questa direzione. L’ultimo sondaggio Gallup dimostra che per il 48% di americani il presidente è considerato a ‘strong and decisive leader’ e su questo bisogna seminare in vista del Midterm.



