La geometria del nuovo risiko mondiale

(Marzia Giglioli)

L’operazione Venezuela (come abbiamo scritto su queste pagine) significa molto di più della liberazione del Paese da un narcotrafficante, come ha siglato Trump ieri nella conferenza stampa, spiegando le ragioni e gli obiettivi della Casa Bianca, affermando anche che Washington governerà ‘una transizione sicura’ del nuovo governo di Caracas.

Il raid di ieri, e l’arresto di Maduro, vede in sostanza reazioni piuttosto tiepide sul fronte internazionale ed anche le critiche (scontate e prevedibili ) da parte di Pechino e di Mosca sembrano aver più forma che sostanza. L”Ue, da parte sua, definisce la propria posizione con una generica dichiarazione di vicinanza al popolo venezuelano. Ursula Von der Leyen ha affermato, a poche ore dal raid americano, ‘siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica’. Mai come in questo momento le variabili geometriche della geopolitica assumono una forma parallela.

Se diventa legittimo invadere un Paese per ripristinarne l’equilibrio e per garantire ‘dei confini sicuri’, parole usate dallo stesso presidente Trump, significa non solo aver rinforzato e riaffermato la Dottrina Monroe (sulla sfera di influenza di Washington in tutta l’area dell’America Latina), ma anche ‘sdoganare’ un principio scivoloso che potrebbe riproporsi per l’Ucraina e per Taiwan.

E se diventa sempre più vero che sta saltando il multilateralismo, l’operazione Venezuela può aprire a ‘soluzioni parallele’ che difficilmente potrebbero trovare interpretazioni differenti se applicate in altre aree, perché altri attori potrebbero autolegittimarsi in nome di quanto è appena accaduto a Caracas.

E su questa ‘possibilità parallela’, o meglio sulla sua applicabilità, si giocherà il dopo Maduro e diventa ancora più impellente la domanda di fondo su quanto potrà accadere sullo scacchiere internazionale nei prossimi mesi. C’è addirittura chi parla di ‘putinizzazione’ della politica estera americana, un termine sicuramente forte, ma il momento è quello della diplomazia delle armi, senza tante sfumature.

 

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