E’ l’ora dell’Europa / It is Europe’s hour

Ieri 4 novembre, al Circolo del Ministero degli Esteri a Roma, SIOI ha promosso un incontro di alto livello per discutere dell’esito delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, con un focus particolare sul ruolo storico che ne deriva per l’Europa. Al panel, presieduto dal Presidente della SIOI Amb. Riccardo Sessa, hanno partecipato l’ex Presidente della Camera e Ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il Presidente del Copasir ed ex Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e l’ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e della Difesa Vincenzo Camporini.

La discussione, dopo un’analisi di quanto accaduto negli USA con l’affermazione dei democratici, ha riguardato in particolare l’Europa in un mondo in metamorfosi. Nel pieno di minacce ibride e cognitive, i relatori – da diversi punti di vista – hanno sottolineato l’importanza della sicurezza per il Vecchio Continente, chiamato a definire operativamente la propria sovranità e autonomia strategica in una fase storica particolarmente sensibile. Il raggiungimento dell’obiettivo, esistenziale per l’Europa, passa da una profonda riforma del proprio sistema istituzionale, a cominciare dal superamento delle decisioni all’unanimità e dei veti tra Paesi.

Le sfide sono moltissime, anzitutto la guerra in Ucraina e la situazione nel quadrante medio-orientale. Già da tempo, le amministrazioni americane hanno ‘richiamato’ l’Europa a rendersi più indipendente sul fronte della sicurezza e ciò è possibile anche rafforzando il fronte continentale della NATO. Tutti gli interventi hanno sottolineato l’importanza del rapporto transatlantico, certamente da ridefinire in un contesto internazionale di crescente complessità e con blocchi di potenze ‘alternativi’, emersi ed emergenti.

L’Europa deve lavorare per la propria sicurezza, anche guardando a ‘geometrie variabili’, dando forma storica alla speranza che essa rappresenta e che i Fondatori avevano indicato. Ma nulla può accadere se non si pone attenzione alle istanze delle giovani generazioni e se non si coglie l’urgenza di investire su una visione realisticamente federalista, capace di preservare e consolidare la libertà, la giustizia, lo stato sociale e la competitività sistemica. Particolare importanza, è stato rilevato, assume la sfida tecnologica rispetto alla quale l’Europa non può essere ‘vaso di coccio’ nella grande partita tra Stati Uniti e Cina.

Tutto passa dalla necessità di lavorare per classi dirigenti e leadership in grado di governare il passaggio di era nel quale siamo immersi, nel futuro già presente. Il Vecchio Continente è chiamato, chiunque venga dopo Trump, a farsi trovare pronta, a investire in capacità, velocità di risposta e visione strategica. E’ l’ora dell’Europa.

(English version) 

Yesterday, 4 November, at the Circolo del Ministero degli Esteri in Rome, SIOI hosted a high-level meeting to discuss the outcome of the US midterm elections, with particular focus on the historic role that follows for Europe. The panel, chaired by SIOI President Amb. Riccardo Sessa, included former Speaker of the Chamber of Deputies and Foreign Minister Gianfranco Fini, COPASIR Chairman and Former Defence Minister Lorenzo Guerini, and former Chief of Staff of the Italian Air Force and of Defence Vincenzo Camporini.

The discussion, after an analysis of what happened in the USA with the Democrats’ success, focused in particular on Europe in a world in metamorphosis. Amid hybrid and cognitive threats, the speakers — from different points of view — stressed the importance of security for the Old Continent, which is called upon to define operationally its own sovereignty and strategic autonomy at a particularly sensitive historical juncture. Achieving this goal, existential for Europe, requires a profound reform of its institutional system, starting with moving beyond unanimity voting and vetoes among countries.

The challenges are many, above all the war in Ukraine and the situation in the Middle East. For some time now, American administrations have “called on” Europe to become more independent on the security front, and this is also possible by strengthening NATO’s continental flank. All the interventions stressed the importance of the transatlantic relationship, certainly to be redefined in an international context of growing complexity and with “alternative” power blocs, both emerged and emerging.

Europe must work for its own security, also looking to “variable geometries”, giving historical shape to the hope that it represents and that the Founders had indicated. But nothing can happen if attention is not paid to the demands of the younger generations and if the urgency is not grasped of investing in a realistically federalist vision, capable of preserving and consolidating freedom, justice, the welfare state and systemic competitiveness. Particular importance, it was noted, attaches to the technological challenge, in the face of which Europe cannot be a “clay pot” in the great contest between the United States and China.

Everything depends on the need to work for governing classes and leaderships capable of managing the passage of era in which we are immersed, in the future already present. The Old Continent is called upon, whoever comes after Trump, to be ready, to invest in capability, response speed and strategic vision. It is Europe’s hour.

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