La Transnistria si avvicina alla prima successione presidenziale dopo un decennio

Il 13 dicembre 2026 la Transnistria terrà la sua prima elezione presidenziale realmente aperta dal 2016: Vadim Krasnoselsky è al secondo mandato e la costituzione della regione non riconosciuta gli impedisce un terzo. La campagna è formalmente partita il 14 settembre; le candidature si raccolgono fino al 12 novembre (registrazione chiusa il 21 novembre, voto anticipato dal 7 dicembre, risultati attesi entro il 17).

Il favorito è Vitaly Neagu, vicepremier da gennaio 2026, prima per cinque anni ministro degli Interni con grado di generale, prima ancora capo del Comitato doganale e giudice della Corte Suprema — e, all’inizio della carriera, avvocato presso Sheriff Holding. La sua candidatura è stata sostenuta dal Forum Popolare Pan-Transnistriano guidato dallo stesso Krasnoselsky, secondo la stampa moldava; il secondo candidato registrato, il deputato Vadim Kravciuk, va letto più come riempitivo che come alternativa reale.

Due dati strutturali contano più del nome del vincitore. Primo: l’affluenza. Dal 62% del primo turno 2016 al 35,3% nel 2021, fino al 26,01% delle legislative del 30 novembre 2025 — il minimo storico della regione, sotto il 27,7% del 2020. In quelle elezioni Obnovlenie, il veicolo politico di Sheriff, ha preso tutti i 33 seggi con l’83,8%, mentre il 9,7% delle schede è stato annullato contro tutti i candidati. Secondo: l’aritmetica del mandato. Chi vince resta in carica fino a dicembre 2031, cioè oltre il 1º gennaio 2030, la data entro cui Chișinău intende abolire il regime fiscale e doganale separato della regione.

Chi comanda davvero

Il segnale più denso è il curriculum. I due presidenti precedenti, Yevgeny Shevchuk e Vadim Krasnoselsky, sono entrambi cresciuti nel ministero degli Interni: la matrice securitaria suggerisce continuità del metodo. La novità è il passaggio dalla dogana, cioè dal punto in cui il contrabbando storico della regione è diventato commercio legale, e la provenienza da Sheriff — il conglomerato che finanzia Obnovlenie e che, con il controllo di tutti i seggi, non ha più bisogno di intermediari politici.

Neagu è anche esponente dichiarato del “mondo russo”: membro della Società Ortodossa Imperiale di Palestina, insignito della medaglia Primakov, di un’onorificenza della Chiesa ortodossa russa e di una medaglia dell’Esercito Cosacco del Mar Nero. Non è folklore. È la certificazione che Mosca riconosce, in un territorio dove il Cremlino non ha bisogno di eleggere un proprio uomo — ne ha già uno — ma di evitare che l’incertezza successoria apra spazi a Tiraspol o a Chișinău.

Ne segue la chiave di lettura: questa non è una transizione di potere, è una transizione di facciata. Il sistema transnistriano è un condominio a tre — Sheriff sul piano economico, l’apparato di sicurezza su quello coercitivo, Mosca su quello strategico — e l’elezione serve a rinnovare il contratto tra i tre, non a rimetterlo in discussione.

Le tre vulnerabilità che la successione non risolve

Energia. Il modello di sussistenza della regione si basava sul gas Gazprom di fatto gratuito, transitato via Ucraina. La fine dell’accordo di transito al 31 dicembre 2024 ha rotto lo schema, innescando una crisi energetica che ha destabilizzato l’economia locale. Oggi il gas pagato da Mosca passa comunque attraverso infrastrutture moldave e il commercio estero richiede l’avallo documentale di Chișinău: Tiraspol dipende, per il suo funzionamento quotidiano, dall’autorità che non riconosce. È una leva che la Moldova ha già usato e che non ha alcun bisogno di brandire.

Fiscalità. La scadenza del 2030 è il vero orizzonte del nuovo mandato. Chișinău ha confermato che l’armonizzazione del regime fiscale per i beni introdotti dalla regione proseguirà nonostante le proteste di Tiraspol. Non è un atto ostile: è il percorso tecnico con cui l’economia separatista viene agganciata al sistema nazionale — e, per estensione, all’acquis europeo. La reintegrazione, paradossalmente, sta già avvenendo per via amministrativa, senza trattativa politica.

Affluenza. Un presidente eletto con una partecipazione a un quarto scarso degli aventi diritto, in una regione che già vota per inerzia, eredita una legittimità sottile. Non abbastanza da minacciare Sheriff o Mosca — nessuno dei due dipende dal consenso popolare — ma abbastanza da rendere più fragile la posizione negoziale di Tiraspol in qualsiasi tavolo futuro.

Il quadro esterno

Il contesto diplomatico è nettamente peggiorato per Tiraspol rispetto all’ultima successione. La Moldova ha aperto i cluster 1 (fondamentali) e 6 (relazioni esterne) a luglio e, il 13 ottobre 2026, i cluster 2 (mercato interno) e 3 (competitività e crescita); a inizio ottobre l’Associazione UE-Moldova ha erogato 157 milioni di euro, portando il totale sotto il Growth Plan a circa 661 milioni. Obiettivo dichiarato di Chișinău: essere pronta a firmare il trattato di adesione entro il 2028, con adesione piena entro il 2030 — la stessa data del regime fiscale transnistriano.

Sul piano militare, il vicepremier moldavo per la reintegrazione Valeriu Chiveri ha ribadito a ottobre che Chișinău continuerà a chiedere il ritiro completo dei militari russi, contestando la lettura dell’Alto rappresentante Kaja Kallas — “la Transnistria non sarà un ostacolo al percorso europeo della Moldova” — che l’ambasciata russa a Chișinău ha invece presentato come un riconoscimento della presenza russa. L’episodio dice molto: Bruxelles considera la regione un dossier economico-amministrativo, Mosca vuole che resti un dossier militare.

Va notato infine il format negoziale. Il processo 5+2, con Russia, Ucraina, OSCE, UE e USA più le parti, è di fatto sospeso: restano al tavolo solo Chișinău e Tiraspol. Non è un vuoto, è una bilateralizzazione forzata — che conviene alla Moldova, perché trasforma una questione di status in una questione di gestione.

Cosa aspettarsi

Neagu vince, e vince comodamente. Nessuna sorpresa il 13 dicembre, salvo incidenti tecnici. Il candidato registrato in più è più utile a dimostrare la forma elettorale che a competere. Attendibilità: alta.

Affluenza in ulteriore calo, probabilmente sotto il 26% del 2025. La tendenza è monotona da un decennio e nulla nella competizione in atto la inverte. Un risultato con partecipazione a un quinto scarso dell’elettorato sarà, di fatto, la prima riga dell’analisi interna di Chișinău e Bruxelles per i prossimi cinque anni. Attendibilità: alta.

Continuità di linea, non apertura. C’è da attendersi la difesa della statualità di fatto, il partenariato con Mosca e nessun passo verso il reintegro. Neagu non ha margini né incentivi peraltro: il suo elettorato di riferimento è l’apparato, non la popolazione.

La vera partita si gioca sul calendario economico, non su quello politico. Il sistema regge se regge il compromesso energetico e se l’aggancio fiscale al 2030 resta graduale. Il rischio non è un colpo di mano a Tiraspol, ma un collasso economico lento — un ulteriore taglio del sostegno russo, o un’accelerazione dell’armonizzazione fiscale da parte moldava, in un contesto in cui il nuovo presidente non ha né un mandato popolare forte né autonomia dalla Russia per gestire la crisi.

Mosca non annette, e probabilmente non tenterà di farlo. Il linguaggio del “cambio della guardia” serve a Mosca proprio per mantenere lo status quo senza costi politici: un referendum o un’annessione formale creerebbe una crisi con la Moldova in un momento in cui il Cremlino ha interesse a non aprire fronti secondari. Più probabile che Mosca usi il dossier in chiave di pressione asimmetrica — gas, propaganda, destabilizzazione del percorso europeo di Chișinău — lasciando l’onere della reintegrazione all’economia.

Il vero test per l’UE è il 2030, non il 2026. Se l’adesione della Moldova resta sulla traiettoria 2028-2030 mentre la Transnistria conserva un regime fiscale separato, l’Unione erediterà il problema invece di risolverlo. La finestra utile per definire il destino della regione è il mandato che inizia a dicembre: la successione più lunga e meno legittima della storia transnistriana coincide, non per caso, con i cinque anni in cui il problema deve essere chiuso.

Analisi basata su Transnistria Approaches First Presidential Succession in a Decade, Laurențiu Pleșca, The Jamestown Foundation, 21 ottobre 2026

A cura di The Global Eye e SIOI

Marco Emanuele 

 

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