C’è un parallelismo tra le decisioni di Trump che smonta le sanzioni per Putin, spezzando il legame con l’Europa (che anche con le sanzioni protegge Kiev) e quello che sta accadendo nelle piazze con la rivolta dei ragazzini. Entrambe sanciscono un ‘taglio generazionale’.
Trump taglia i ponti con i codici precedenti che hanno finora regolato gli schieramenti, mentre le proteste nelle piazze – con le frange violente da condannare – spezzano i legami con la generazione degli adulti e gli attuali schemi sociali.
Entrambi i fronti sono in qualche modo convergenti, perchè sollecitano una differente visione di futuro.
Non si tratta di misurare quanto Trump sia ‘filo russo’, avendo concluso un accordo con Putin per l’export di diesel, per poi cancellare anche il nuovo pacchetto di sanzioni a Mosca varato dal Senato e che avrebbe dovuto scattare in questi giorni.
Trump non si smentisce nel suo agire imprevedibile, sancisce ormai la rottura degli schemi e dei rapporti consolidati. Quella di Trump è una politica eternamente in bilico, senza più regole, e ciò impone che siano gli altri a doverle ricostruire.
Ma se Trump si schiera davvero con Putin cosa resta dell’Occidente? E la risposta è da cercare e da costruire.
Inutile anche chiedersi il perchè Trump cancelli (o sospenda) le sanzioni per Mosca, soprattutto perchè questa misura non sembra essere così efficace per il contenimento dei costi energetici globali, né per i consumatori americani. Quindi la ragione rimane oscura, se non quella di convincere l’elettorato USA che l’impennata dei prezzi di diesel e benzina sia solo ‘colpa’ di Zelensky.
Il filo conduttore è che Trump, nel suo secondo mandato, cancella il passato per passare dal diritto internazionale al diritto contingente.
Oggi l’Occidente sa di dover tracciare una nuova storia che non si riduca ad agire in base a quanto faccia o non faccia il presidente americano.
Ma non è ‘l’ora piu’ buia dell’ Occidente’, come scrive oggi Paolo Gentiloni su la Repubblica: è l’ora di trovare le risposte per rinforzare i perni di riferimento, la democrazia sociale, la politica delle eguaglianze, proporre nuovi modelli globali.
Molti di questi temi sono gridati anche nelle piazze dai ragazzini che chiedono anche, in maniera talvolta scomposta, un futuro possibile e diverso. C’è un filo conduttore delle piazze, al di là delle azioni esecrabili e delittuose, ed è la denuncia della violenza economica che schiaccia i diritti: ciò peggiora a causa della guerra e delle recenti tensioni sul petrolio.
E’ vero che assistiamo ad una frattura generazionale, ma c’è anche una frattura globale che ha bisogno di anticorpi.
Marzia Giglioli



