La competizione tra Stati Uniti, Russia e Cina è un elemento strutturale del conflitto in Iran, non un fattore marginale. Mosca e Pechino dispongono di riserve tecnologiche militari che, anche in quantità modeste, hanno complicato le operazioni statunitensi e accresciuto le perdite USA e alleate. Entrambe considerano l’Iran un partner utile a contrastare quella che percepiscono come egemonia globale americana, e traggono vantaggio dalla capacità iraniana di ostacolare una conclusione del conflitto a condizioni accettabili per Washington. L’Iran, a sua volta, può ritrasferire tecnologia russa e cinese al movimento Ansarallah (Houthi) in Yemen, ampliandone la capacità di colpire le infrastrutture saudite.
Benefici e vincoli per Mosca e Pechino
Putin valuta la possibilità di scambiare il sostegno a Teheran con un allentamento delle sanzioni USA e una riduzione del supporto militare americano all’Ucraina. L’aiuto a Teheran ripaga la vendita di droni Shahed in momenti critici della guerra ucraina; la Russia produce ormai quei droni (e altri di progetto iraniano) a livello nazionale, riducendo il divario tecnologico con Kyiv. Per Pechino, l’assistenza all’Iran è leva negoziale per ottenere limitazioni alle forniture americane di armi a Taiwan.
Entrambe le capitali rivendicano la legittimità bilaterale del loro supporto: il trattato di “partnership strategica globale” firmato da Mosca e Teheran nel 2025, che amplia precedenti accordi su commercio, cooperazione militare, scienza, cultura e istruzione — costruito sull’esperienza, rivelatasi fallimentare, della cooperazione 2011-2024 per sostenere Assad in Siria — e il “Programma di cooperazione” venticinquennale Cina-Iran del 2021, centrato su economia ed energia più che sulla sicurezza.
Il fattore di moderazione è l’interferenza con altri obiettivi che richiedono cooperazione o almeno ‘passività’ americana. Putin rischia di compromettere l’allentamento delle sanzioni e il sostegno americano ai termini di cessate il fuoco in Ucraina: l’intesa USA-Russia della scorsa settimana, con Washington che allenta le sanzioni per consentire l’immissione di maggior diesel russo sul mercato a fronte dei prezzi in ascesa, dimostra quanto i due conflitti si intersechino. Secondo quanto riportato dal Soufan Center, Trump ha riconosciuto pubblicamente il dilemma, affermando che Mosca e Pechino avrebbero “troppo da perdere” abilitando Teheran, aggiungendo — in quella che la fonte legge come una minimizzazione della dimensione da grandi potenze del conflitto — che “se stanno fornendo supporto materiale all’Iran, è a un livello molto basso” e che non crede che lo stiano facendo affatto. Sia Mosca sia Pechino evitano inoltre di compromettere la cooperazione economica (e, in misura minore, di sicurezza) con gli Stati del Golfo, tutti alleati degli USA.
L’uso iraniano dell’aiuto delle grandi potenze
Teheran rivendica guadagni strategici dall’assistenza russa e cinese. Dopo anni di minimizzazione o negazione delle relazioni militari con Mosca, nelle ultime settimane — con il recedere delle prospettive diplomatiche — organi legati ai Pasdaran hanno ammesso apertamente l’aiuto russo, presentandolo come prova che l’Iran non è isolato e ha alleati potenti, in contraddizione con le asserzioni ufficiali USA. Funzionari iraniani richiamano anche il sostegno politico cinese (condanna della decisione americana di avviare la guerra) e usano il blocco dei porti iraniani per alimentare tensioni fra Pechino e Washington, sostenendo che la quarantena restringe le forniture petrolifere cinesi e ne fa salire i prezzi. Prima del conflitto, la Cina acquistava quasi la totalità delle esportazioni di greggio iraniane.
La competizione diplomatica per la mediazione
Pubblicamente, Mosca e Pechino minimizzano sia il sostegno militare sia quello politico, e si propongono al contempo come mediatori credibili con leva sull’Iran. Al vertice BRICS di New Delhi, Xi ha esortato i leader a farsi “peacemaker” in Medio Oriente dichiarando la disponibilità cinese a cooperare; ha ribadito l’offerta negli incontri con Trump a Washington. Finora non è stata annunciata alcuna iniziativa di mediazione cinese concreta. Putin, incontrando Pezeshkian a margine del vertice CSI in Turkmenistan, ha offerto di fare “tutto” il possibile per una soluzione diplomatica, sostenendo che l’Iran compie “sforzi reali” per porre fine al conflitto e che la guerra non è “colpa” di Teheran.
Evidenza dell’impatto sul campo
Russia. Supporto militare ampio, con il contributo più rilevante nell’intelligence di targeting tempestiva e puntuale, che ha accresciuto la capacità iraniana di colpire obiettivi di alto valore come radar e installazioni di sorveglianza in basi a guida USA nel Golfo. Secondo Nicole Grajewski di Sciences Po, l’aiuto è stato “strumentale almeno alle fasi iniziali” della campagna iraniana, avendo accecato o degradato alcune capacità USA. CNN ha ricostruito con dati orbitali traiettorie di satelliti spia russi sulla Prince Sultan Air Base in Arabia Saudita: secondo gli esperti citati dall’emittente, l’intelligence satellitare avrebbe contribuito a distruggere una piattaforma radar AWACS da 500 milioni di dollari, risultato “quasi impossibile” senza il “ruolo vitale” dell’intelligence geospaziale russa. Bloomberg ha citato un funzionario occidentale secondo cui Mosca fornisce missili per ricostituire gli arsenali iraniani, dando a Teheran capacità di risposta in forza qualora Trump attuasse la minaccia di escalation dopo le elezioni di midterm; il Ministero della Difesa russo non ha risposto alla richiesta di commento dell’agenzia. Un rapporto del Financial Times del mese scorso indica che dal 2023 la Russia condivide tecnologia per un missile da crociera supersonico in grado di colpire portaerei e altre unità navali USA — un attacco riuscito contro una nave americana innescherebbe con certezza un’escalation maggiore, tanto più in caso di vittime numerose.
Cina. Assistenza meno sistematica ma letale: il Wall Street Journal ha riferito che l’Iran ha ottenuto immagini satellitari ad alta risoluzione da entità cinesi prima dell’attacco balistico di luglio contro una base USA in Giordania, che uccise tre militari americani. Altre fonti indicate dal Soufan Center riferiscono che la Cina ha rifornito l’Iran dei prodotti chimici per il combustibile solido dei missili balistici, flusso verosimilmente interrotto dal blocco navale USA. A luglio, Reuters ha riferito che una società cinese stava per fornire centinaia di sistemi antiaerei portatili per ricostruire le difese aeree iraniane; secondo funzionari USA citati dall’agenzia, la consegna prevista sarebbe stata scoperta e Pechino dissuasa dal completarla. Anche l’aiuto passato ha valore strategico: secondo Sidharth Kaushal del Royal United Services Institute, lo stock iraniano di missili da crociera antinave resta ampio, in parte perché Teheran ha internalizzato gran parte della produzione delle versioni cinesi più vecchie fornite anni addietro.
Considerazioni conclusive
- Asimmetria dei contributi: l’apporto russo appare più sistematico e direttamente incidente sulle perdite USA (intelligence di targeting, missilistica); quello cinese è più discontinuo, ma ha prodotto effetti letali e ha lasciato capacità residue durevoli (missili antinave).
- Intersezione dei teatri: la guerra iraniana e quella ucraina sono negozialmente legate — sanzioni, diesel, forniture a Kyiv — e ciò limita l’audacia di Mosca.
- Doppio binario: la stessa assistenza che alimenta l’escalation è presentata da Mosca e Pechino come leva di mediazione, in una competizione per il ruolo di garante diplomatico.
- Incertezza analitica: manca un giudizio condiviso sulla capacità dell’aiuto di modificare l’esito del conflitto o di dissuadere le opzioni di escalation statunitensi.
Fonte: The Soufan Center – Great Power Competition Fuels Iran’s War Effort
Commento geostrategico a cura di The Global Eye e SIOI



