Il Nobel per la Pace diventa una trincea

Succede che sul Nobel per la Pace soffino venti di guerra, quelli dei veri conflitti e quelli delle divisioni.

L’annuncio del Nobel a Navi Pillay è arrivato, non solo mentre infuriano gli scontri in Europa e in Medio Oriente, ma mentre l’amministrazione Trump prende sistematicamente di mira proorio quelle istituzioni a cui Pillay ha dedicato il proprio lavoro. Da parte sua, il Comitato per il Nobel ha dichiarato che lo spostamento globale verso la “politica di potenza” ha minato il rispetto per il diritto e la giustizia, e che il premio rappresenta “un messaggio per coloro che li stanno attaccando”. Il messaggio appare più che chiaro, come appare più che chiara la divisione tra i fronti che in passato erano uniti negli stessi intendimenti.

Pillay, ancora incredula per il riconoscimento, ha subito dichiarato: “Viviamo in un’epoca in cui il diritto internazionale e i diritti umani sono oggetto di pesanti attacchi politici”, aggiungendo che ciò è “particolarmente evidente negli attacchi alla Corte Penale Internazionale”, che l’amministrazione Trump ha promesso di smantellare “mattone dopo mattone”.

Il Comitato del Nobel fa sapere che “il sistema del diritto internazionale è sottoposto a una pressione enorme”, come ha dichiarato in conferenza stampa il presidente Jorgen Watne Frydnes, aggiungendo di osservare uno spostamento “verso la politica di potenza a scapito dei quadri giuridici e del rispetto globale per la legge e la giustizia”.

Gli eventi della giornata hanno confermato i timori su una reazione, poche ore dopo l’annuncio: gli Stati Uniti hanno sanzionato la Corte penale internazionale. “Vieteremo le transazioni con questa corte fuorilegge, privandola delle risorse e paralizzandone la capacità operativa”, ha dichiarato il segretario di Stato Marco Rubio.

Alla vigilia dell’assegnazione del Nobel per la Pace, il presidente degli USA aveva ancora una volta reclamato per sé il riconoscimento e c’è chi scrive che ora la Norvegia si attende dure reazioni da parte della Casa Bianca (come scrive il NYT).

Durissima anche la reazione di Israele per il Nobel a Pillay che, nella sua veste di presidente della Commissione d’inchiesta internazionale indipendente dell’ONU sui territori palestinesi occupati, l’anno scorso aveva accusato Israele di genocidio a Gaza. “La Commissione stabilisce che Israele è responsabile di un genocidio a Gaza” – aveva dichiarato Pillay. Israele aveva respinto in blocco le conclusioni. Reuters ricorda che le accuse furono definite scandalose dal governo israeliano. Gerusalemme si è rifiutata di collaborare con la commissione e accusa questa e il Consiglio per i diritti umani di pregiudizio anti-israeliano. Pillay ha raccontato che, a ogni rapporto, la risposta era la stessa: la commissione veniva definita di parte e antisemita.

La questione resta aperta sul piano giuridico. La qualificazione di genocidio è sostenuta da diversi studiosi e organizzazioni: l’Associazione internazionale degli studiosi di genocidio, che in una risoluzione ad agosto 2025 ha parlato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, e le ONG B’Tselem e Physicians for Human Rights Israel. Non tutti i vertici ONU la condividono. L’attuale Alto commissario, Volker Türk, ha condannato duramente la condotta di Israele ma non ha parlato di genocidio. Sul piano giudiziario, la Corte internazionale di giustizia sta esaminando il caso per genocidio presentato dal Sudafrica contro Israele. Solo un giudice, dunque, potrà stabilirlo in via definitiva.

Subito dopo l’annuncio del Nobel, Israele attacca: “Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele. Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno”, ha dichiarato il ministero degli Esteri israeliano in una nota

Da parte sua, dopo gli applausi e dopo la battuta di “dividere il Nobel con Trump”, Pillay ha ricordato il suo impegno nella commissione di inchiesta indipendente ONU che ha accusato Israele di compiere un genocidio a Gaza. “Una delle reazioni principali a quel rapporto è stata quella di rendermi omaggio per il mio coraggio, e potete immaginare quanto ne sia rimasta sorpresa” – ha detto – “Perché mai ci vorrebbe coraggio per dire la verità?”

Marzia Giglioli

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