L’intervento di António Guterres all’apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite descrive un sistema internazionale giunto a un passaggio di fase. Le fratture tra Stati non sono più divergenze gestibili entro un ordine condiviso, ma divisioni profonde che investono simultaneamente sicurezza, distribuzione della ricchezza, clima e intelligenza artificiale. Questi quattro “test di potere” sono strettamente collegati: in ciascuno di essi si decide chi stabilirà le regole, chi controllerà le risorse e chi sosterrà i costi della trasformazione.
Sul piano militare, la condanna dell’invasione russa dell’Ucraina riafferma la centralità della Carta delle Nazioni Unite, ma mette anche in evidenza la distanza tra norme e rapporti di forza. La difficoltà di arrestare i conflitti indica che il Consiglio di sicurezza, paralizzato dalla competizione tra potenze dotate di veto, non riesce più a esercitare con continuità la funzione di garante della pace. La richiesta di una sua riforma non è quindi soltanto istituzionale: riflette la necessità di adattare la rappresentanza del potere mondiale a un contesto più multipolare, nel quale le potenze emergenti e il Sud globale reclamano maggiore influenza.
La disuguaglianza costituisce una seconda dimensione strategica. Il divario economico tra Paesi e all’interno delle società limita la capacità degli Stati più fragili di investire nella sicurezza, nella transizione energetica e nelle tecnologie avanzate. Ne deriva una dipendenza crescente dai grandi creditori, dalle potenze industriali e dalle imprese tecnologiche. La battaglia per una maggiore equità non riguarda dunque soltanto la giustizia sociale: riguarda la sovranità effettiva degli Stati e la stabilità di un ordine internazionale percepito da molti come selettivo.
Anche il cambiamento climatico sta diventando un moltiplicatore della competizione geopolitica. La vulnerabilità ai disastri, l’accesso ai finanziamenti e il controllo delle filiere energetiche dividono Paesi industrializzati, economie emergenti e Stati maggiormente esposti. Se la cooperazione resterà insufficiente, la transizione verde potrà produrre nuove gerarchie fondate sul possesso di minerali critici, tecnologie e capacità finanziarie, mentre l’insicurezza alimentare, le migrazioni e la pressione sulle risorse accresceranno l’instabilità regionale.
L’intelligenza artificiale apre infine una competizione per il controllo delle infrastrutture digitali, dei dati e degli standard. L’appello a una governance internazionale vincolante risponde al rischio che pochi Stati e poche aziende acquisiscano un potere sistemico senza adeguata responsabilità pubblica. Il monito a non affidare alle macchine decisioni di vita o di morte riguarda direttamente la militarizzazione dell’IA: senza regole comuni, la corsa agli armamenti autonomi potrebbe ridurre i tempi decisionali, indebolire il controllo umano e aumentare il rischio di escalation accidentale.
La diagnosi di Guterres suggerisce quindi che il vero confronto non oppone semplicemente democrazie e autocrazie, o Occidente e resto del mondo. La posta in gioco è la natura del prossimo ordine internazionale: cooperativo e regolato, oppure frammentato in blocchi tecnologici, finanziari e militari concorrenti. Le Nazioni Unite conservano una funzione essenziale di legittimazione e coordinamento, ma la loro efficacia dipenderà dalla disponibilità delle grandi potenze a trasformare una parte della propria superiorità in regole condivise. In assenza di questo compromesso, le quattro crisi tenderanno ad alimentarsi reciprocamente, rendendo più probabile un sistema globale meno governabile e più esposto a conflitti.
Fonte: UN News – Guterres: ‘Cracks have become canyons’ as world faces four tests of power
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