Il risiko di Trump e i rischi di una marginalizzazione dell’ONU

Se continua così, il Palazzo di vetro dell’ONU, a New York, potrebbe diventare la segreteria personale di un Donald Trump non più soltanto presidente degli Stati Uniti, ma molto di più: si potrebbe dire il ‘Padrone del mondo’. Un ‘ufficio’ con l’esclusivo compito di ‘registrare’ i cambiamenti e le nuove regole che The Donald sta imponendo al pianeta.

C’è un problema di sicurezza ? Ecco l’annuncio di Trump, sul suo social ‘Truth’ che gli Stati Uniti hanno concluso un accordo con la Danimarca per assumere a tempo indeterminato il controllo della sicurezza sulla Groenlandia e per impedire a qualsiasi altro Paese di stabilire in quell’area una presenza militare. Anzi, ha precisato Trump, saranno gli Stati Uniti ad avviare ‘immediatamente’ il processo per sviluppare nell’ Artico una presenza militare in collaborazione con i groenlandesi. Cina e Russia non hanno ancora commentato. A pochi giorni dall’incontro di Trump con il presidente cinese Xi Jinping, gli osservatori si chiedono perché il presidente USA abbia messo sul tavolo questa carta, che pare una sfida pesante alla Cina.

L’ Assemblea generale dell’ONU, che si apre martedì, non potrà che approvare la lungimirante operazione diplomatica di Trump, che ha come obiettivo di difendere ‘la sicurezza della Groenlandia stessa e degli Stati Uniti’. La Groenlandia fa parte, via la Danimarca, dell’Europa ma a Bruxelles non sembra fossero informati dell’accordo in corso di negoziazione, che potrebbe non essere gradito a tutti. Ma ormai si sa come funziona la diplomazia di Trump: se qualcuno non è d’accordo, si vedrà di zittirlo, magari a suon di dazi.

Per il momento, secondo Trump c’è un ‘problema di informazione’ che racconta menzogne e bugie. Ed ecco Trump che, accanto alla ‘grande notizia’ dell’accordo con la Groenlandia, illustra la necessità di zittire le reti televisive e i grandi giornali che accusa di dire menzogne sul suo conto. E, insieme con la ‘grande notizia’ relativa alla Groenlandia, annuncia il ‘bando immediato’ dalla Casa Bianca per CNN, MSNOW e il sito Politico. Motivo? Diffondono fake news. I media ‘non dovrebbero scrivere o raccontare costantemente invenzioni e bugie quando seguono il presidente, l’amministrazione Trump o gli Stati Uniti’, ha scritto Trump per giustificare la loro messa al bando. Il presidente ha anche annunciato che intende saldare il conto in futuro con altri media. In passato ha già fatto causa per diffamazione al Wall Street Journal e al New York Times. E bandito l’Associated Press dallo Studio Ovale, dall’Air Force One e da alcuni ‘pool’ dopo che l’agenzia di stampa si era rifiutata di cambiare il nome del Golfo del Messico in Golfo d’America.

Con queste premesse, la partecipazione di Trump, la settimana prossima, all’ Assemblea generale della Nazioni Unite può sembrare a prima vista una provocazione. Le Nazioni Unite sono l’espressione più alta del multilateralismo che, dopo la seconda guerra mondiale, è stato il principale motore della costruzione di più di ottant’anni di pace e sviluppo economico. Un periodo fecondo ora in pericolo per il riemergere di localismi, nazionalismi, democrazie spesso autoritarie che hanno reso sempre più deboli ed inefficaci le vecchie regole senza però riuscire a costruirne di nuove che siano di garanzia per tutti.

Tra gli imputati, su questo punto, ci sono anche gli Stati Uniti. Negli ultimi anni, Washington ha progressivamente ridotto il contributo politico e finanziario alle Nazioni Unite. Con la presidenza Trump, poi, non solo la collaborazione con le organizzazioni dell’ONU è diminuita, e ci sono stati spesso anche contrasti sulle scelte strategiche, in particolare quelle per dare voce, e risposte, ai problemi dei paesi del ‘Sud globale’.

L’ Assemblea generale dell’ONU non è in grado di trovare soluzioni alle guerre in atto ed è ormai evidente. L’ obiettivo al momento è al massimo quello di impedire il crollo delle regole e di mantenere la coesistenza internazionale. Il suo obiettivo possibile e raggiungibile rimane quello di favorire un approccio comune sui temi generali, come l’aiuto allo sviluppo, o su quelli, specifici e urgenti, come l’intelligenza artificiale e il climate change.

Carlo Rebecchi

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