Andrius Kubilius, commissario europeo alla Difesa, intervistato da la Repubblica (17 settembre 2026) sottolinea che l’Europa deve prepararsi a un contesto di insicurezza permanente, nel quale il confine tra pace e guerra è sempre più sfumato. L’aggressività russa, il conflitto in Ucraina e il moltiplicarsi delle operazioni ibride impongono all’Unione una capacità di risposta comune, estesa dalla dimensione militare a quella industriale, tecnologica, spaziale e informativa.
Kubilius esclude che il rafforzamento della difesa europea debba tradursi in una struttura alternativa alla NATO. Il progetto delineato è piuttosto quello di un pilastro europeo dell’Alleanza, capace di trasformare gli orientamenti strategici in capacità operative: coordinamento degli investimenti, consolidamento dell’industria militare, mobilitazione delle risorse e riduzione della frammentazione tra i sistemi nazionali. Il previsto Consiglio europeo di sicurezza dovrebbe inserirsi in questa architettura senza duplicare le funzioni atlantiche.
L’obiettivo politico resta consentire all’Unione di difendersi come soggetto unitario e non come semplice somma di ventisette Stati. Tuttavia, Kubilius riconosce che la costruzione immediata di una difesa pienamente federale è ostacolata dai limiti istituzionali e finanziari dell’UE: un apparato unitario richiederebbe circa 500 miliardi di euro, mentre il bilancio comunitario dispone di margini molto più contenuti. Bruxelles procede quindi per integrazione graduale, sostenendo inizialmente le strutture nazionali e collegandole attraverso programmi comuni.
Il primo nucleo della futura architettura europea è rappresentato dai progetti di difesa di interesse comune, tra cui figurano uno scudo spaziale, un sistema di protezione marittima e una rete antidroni. A questi si affianca il programma Safe, dotato di 150 miliardi di euro in prestiti favorevoli agli Stati membri. La strategia punta così a costruire capacità condivise partendo dalla leva finanziaria e industriale, anziché da un comando militare europeo già pienamente centralizzato.
Sul piano geostrategico, l’intervista sancisce il superamento dell’ordine nato dopo la Guerra fredda. L’Europa non può più basare la propria sicurezza sulla protezione quasi esclusiva degli Stati Uniti né attendersi un ritorno alla stabilità degli anni Novanta. La formula secondo cui il continente non è formalmente in guerra ma non vive più neppure in pace descrive una zona grigia fatta di sabotaggi, pressioni informatiche, campagne di disinformazione, minacce alle infrastrutture e coercizione militare indiretta.
La risposta di Kubilius è dunque una difesa ibrida, europea e unitaria, capace di adattarsi continuamente all’evoluzione delle minacce. Più che un riarmo congiunturale, emerge un cambiamento strutturale della postura dell’Unione: maggiore autonomia operativa, complementarità con la NATO e preparazione a una competizione strategica di lungo periodo. In questa prospettiva, la sicurezza europea non sarà più garantita da una condizione di pace data per acquisita, ma dalla capacità politica, industriale e militare di sostenere la deterrenza.
Fonte: Rosaria Amato, la Repubblica, 17 settembre 2026, ‘Kubilius: serve una risposta ibrida, difficile tornare a sognare la pace’
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