Nonostante i miliardi stanziati dall’Unione Europea per rafforzare le capacità ucraine nel settore dei droni, Kyiv continua a dipendere in misura significativa da componenti cinesi, al punto da ottenere un’esenzione alle regole sugli appalti che consente di continuare a importarli. La decisione mette in luce una dipendenza scomoda da un Paese che mantiene stretti legami con la Russia.
L’industria ucraina dei droni è cresciuta rapidamente dopo l’invasione russa del 2022, ma per sostenere i ritmi della guerra resta legata a forniture cinesi di motori, batterie al litio e fibre ottiche, difficili da sostituire in Europa per costi, volumi e rapidità di consegna. Secondo i dati citati, nei primi mesi del 2026 le importazioni di parti cinesi avevano già raggiunto circa il 76 per cento del totale dell’anno precedente.
Il paradosso è evidente: mentre Kyiv riduce l’acquisto di droni completi dalla Cina e sanziona aziende cinesi accusate di sostenere l’industria militare russa, continua a usare componenti prodotti in Cina per alimentare la propria produzione interna. Alcuni analisti descrivono questa situazione come una forma di “interdipendenza ostile”: un rapporto economico ancora necessario, ma politicamente sempre più teso.
I rapporti tra Pechino e Kyiv, infatti, si sono raffreddati nel corso della guerra. La Cina non ha condannato apertamente l’invasione russa e continua a considerare Mosca un partner strategico. Allo stesso tempo, l’Ucraina ha mostrato un atteggiamento più assertivo, introducendo sanzioni contro imprese cinesi e contestando il sostegno indiretto di Pechino alla macchina bellica russa.
La leadership cinese non avrebbe interesse a spingere davvero per una soluzione che penalizzi il Cremlino, anche perché una Russia più isolata resta più dipendente dalla Cina sul piano economico ed energetico. Questo rende improbabile un cambio di linea sostanziale da parte di Pechino, nonostante i contatti diplomatici restino formalmente aperti.
L’Ucraina continuerà a cercare maggiore autosufficienza e fornitori alternativi, ma nel breve periodo non può ancora fare a meno delle catene di approvvigionamento cinesi. Il caso mostra anche un limite più ampio dell’Europa: pur investendo massicciamente nella difesa ucraina, non è ancora in grado di sostituire su larga scala la componentistica cinese necessaria alla guerra tecnologica.
Ukraine’s Drone War Exposes An Uncomfortable Reliance On China
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