Hormuz, il petrolio passa ‘al buio’ per sfuggire agli attacchi iraniani

Le compagnie petrolifere del Golfo, con il supporto della marina statunitense, stanno adottando una nuova strategia per continuare a esportare greggio attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante la guerra e il rischio di attacchi iraniani: petroliere che attraversano il passaggio di notte, con i transponder spenti e scorta militare americana. Una pratica clandestina che ha già cambiato in modo significativo il traffico energetico nella regione.

Il caso della superpetroliera Kiku è indicativo. Dopo aver caricato greggio in Qatar, la nave ha spento il sistema di tracciamento poco prima del transito nello stretto, per riapparire il giorno dopo nel Golfo di Oman. Da lì, come altre imbarcazioni coinvolte in questa rete, ha trasferito il carico a un’altra petroliera destinata ai mercati asiatici. Secondo il Dipartimento dell’Energia americano, questo sistema consente il passaggio di 8-9 milioni di barili al giorno, molto più di quanto indichino i normali dati di tracciamento.

La nuova tattica mira a ridurre il rischio per gli armatori commerciali, spostando gran parte dell’onere assicurativo e della sicurezza sugli Stati Uniti e sui produttori mediorientali. Negli ultimi giorni, gran parte del traffico nello stretto sarebbe avvenuta proprio in modalità “dark”, lungo rotte il più possibile vicine alla costa omanita e lontane dall’Iran.

Parallelamente, i produttori della regione stanno riorganizzando anche le vie di esportazione. L’Arabia Saudita ha già deviato circa 5 milioni di barili al giorno verso il Mar Rosso tramite il proprio oleodotto est-ovest, mentre altri 2 milioni di barili sono stati instradati fuori da Hormuz con percorsi alternativi. A compensare la crisi contribuiscono anche aumenti produttivi da parte di Stati Uniti, Brasile, Guyana e Venezuela, oltre all’uso massiccio delle riserve strategiche americane e cinesi.

Tuttavia, il sistema resta fragile e temporaneo. Le scorte petrolifere globali si stanno assottigliando, il mercato dei carburanti raffinati è sotto forte pressione e i prezzi di diesel, jet fuel e benzina restano elevati. Se il conflitto dovesse protrarsi ancora a lungo, il rischio è che questo equilibrio di emergenza non basti più a contenere nuove impennate dei prezzi.

Il mercato petrolifero ha mostrato una capacità sorprendente di adattamento, evitando finora uno shock ancora più devastante. Ma senza una soluzione politica o un assetto stabile per Hormuz, questa resta solo una tregua operativa in uno scenario ad alto rischio.

How Middle Eastern oil producers flipped the script on Iran | CNN Business

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