(Carlo Rebecchi)
A piccoli passi, Stati Uniti e Iran stanno di creare le condizioni per tornare al ripristino della tregua che nello scorso giugno aveva fatto sperare nel possibile avvio di un negoziato di pace. L’accordo tra Iran e Oman sul “percorso geografico marittimo” per riaprire lo Stretto di Hormuz è il “passettino” che, secondo gli osservatori, potrebbe rilanciare la possibilità che si riapra, tra Washington e Teheran, il dialogo che due mesi aveva dato l’impressione che americani e iraniani fossero pronti a discutere i problemi di fondo della crisi.
Ora ci si riprova e, come al solito, la decisione sarà di Donald Trump. Con alcune novità. Anche se la scelta che conta sarà quella del presidente americano, a condurre il gioco non è più, o non è più solo, la Casa Bianca. Lo prova il fatto che il “faites von jeux” non è giunto oggi da Washington ma da Teheran, dove l’atmosfera viene definita di grande determinazione, mentre Trump anche oggi ha alternato come al solito minacce e momenti di frustrazione.
E’ quindi l’Iran a chiedere agli Stati Uniti di pronunciarsi sull’accordo con l’Oman e questo non piace certamente al presidente americano che vorrebbe apparire almeno come il risolutore di tutti i problemi. D’altra parte, nemmeno l’ immediato ok di Trump comporterebbe l’automatica riapertura dello Stretto. Ci sono infatti numerosi problemi, tecnici e politici, da risolvere.
Secondo quanto si è appreso, e sulla falsariga del memorandum di Islamabad, Iran e Oman, i due paesi che sono in qualche modo i “guardiani” dello Stretto di Hormuz, prevedono un cessate il fuoco di 60 giorni che potrà essere prorogato, con il congelamento degli attacchi da entrambe le parti e la ripresa dei negoziati di giugno per tentare di raggiungere un’intesa non solo sulle rotte commerciali nello Stretto ma anche sul nucleare.
Durante questi due mesi le navi entrerebbero nel Golfo Persico dalla parte iraniana transitando esclusivamente lungo una corsia settentrionale situata all’interno delle acque territoriali iraniane, ponendole di fatto sotto la diretta sorveglianza e il controllo di Teheran. Il traffico in uscita (direzione Mar Arabico) percorrerà una corsia meridionale all’interno delle acque territoriali dell’Oman, gestita dalle autorità di Muscat in stretto coordinamento con l’Iran.
L’accordo prevede un piano di 30 giorni per bonificare e rimuovere le mine dalla corsia centrale dello Stretto. Una volta liberata, questa diventerà un corridoio centrale permanente per i flussi in entrambe le direzioni. L’Iran starebbe quindi valutando l’apertura a operazioni di sminamento dello Stretto di Hormuz da parte di Paesi europei.
Non si applicheranno pedaggi fissi per i primi 60 giorni. Verrà tuttavia introdotta una “tassa di servizio” finalizzata a coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell’ambiente marino. Allo scadere dei 60 giorni l’Iran prevede di introdurre ufficialmente pedaggi e tariffe di transito obbligatorie per tutte le navi mercantili e le petroliere, ma questo sarà uno dei nodi da sciogliere nelle trattative.



