(Maria Eva Pedrerol)
L’arrivo di migliaia di migranti a Ceuta trascende i problemi di controllo dei confini per diventare una questione di grande rilevanza geopolitica. La crisi ha messo al centro del dibattito internazionale “l’utilizzo dei flussi migratori come strumento di pressione politica”, questione che da anni è considerata di grande importanza nelle analisi strategiche della Nato e dell’Unione Europea. In un lungo articolo, thediplomatinspain.com (un sito spagnolo di analisi geopolitica per diplomatici) spiega come si tratti dell’uso di “strumenti non militari per raggiungere obiettivi politici”. Viene chiamato “minacce ibride”, cioè un insieme di atti che cercano di influire su un altro Stato, senza il ricorso a uno scontro armato.
Non è la prima volta che una crisi migratoria viene usata in Europa in questo senso. Nel 2021, la crisi migratoria innescata dalla Bielorussia sui confini di Polonia e i Paesi Baltici ha segnato un punto di svolta per gli stati europei. Bruxelles, infatti, si rese conto che alcuni governi potevano facilitare o promuovere dei movimenti migratori per destabilizzare politicamente l’UE e condizionare le sue decisioni diplomatiche. Da allora, sia l’Unione Europea sia la NATO hanno sottolineato come non solo bisognava considerare come arma ibrida gli attacchi informatici o le campagne di disinformazione, ma anche i flussi migratori.
L’analisi sottolinea poi come il Marocco, in questo contesto di complessità, si sia consolidato nelle ultime decadi come un attore imprescindibile per la stabilità del Mediterraneo occidentale e del Sahel. Rabat, infatti, ha incrementato la cooperazione nella lotta al terrorismo, il peso economico in Africa e il ruolo di interlocutore privilegiato sia con l’Unione Europea, sia con gli Stati Uniti. Quanto ai rapporti con la Spagna, entrambi mantengono una intensa cooperazione su diversi fronti, come la lotta al narcotraffico, la questione migratoria, il commercio, la pesca o la stabilità sullo stretto di Gibilterra. Allo stesso tempo, però, permangono le questioni storiche, tra cui la sovranità del Sahara Occidentale e, appunto, la situazione di Ceuta e Melilla.
Rabat difende il fatto che la sua collaborazione con Spagna e UE in materia migratoria è stata costante e decisiva per contenere l’immigrazione irregolare. Tuttavia, diversi analisti e centri di studi strategici affermano come la capacità di uno Stato di intensificare o ammorbidire il controllo su determinati movimenti migratori possa diventare, in certe circostanze, un elemento di pressione politica. Così la crisi di Ceuta trascende il fatto concreto e pone un quesito più grande: come devono rispondere le democrazie europee?
In questo contesto di complessità internazionale, si inserisce la profonda trasformazione del Maghreb, dove Rabat ha rafforzato enormemente la sua posizione internazionale. A ciò si aggiunge il rafforzamento dei rapporti e cooperazione tra il Marocco e gli Stati Uniti da una parte e fra il Marocco e Israele, dall’altra. Nel 2020 gli Usa di Donald Trump riconobbero la sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale, nel quadro degli Accordi di Abramo, fatto che facilitò la normalizzazione dei rapporti fra il Marocco e Israele.
Molti specialisti in rapporti internazionali osservano come la crescente rilevanza geopolitica del Marocco ha rafforzato la sua capacità di trattativa nei confronti dei paesi occidentali. E la Spagna osserva questa evoluzione con un misto di opportunità e cautela. Madrid ha bisogno di mantenere dei rapporti fluidi con Rabat, ma allo stesso tempo deve preservare la fiducia dei suoi soci europei, conservare l’equilibro nella NATO e proteggere l’integrità dei confini esterni dell’UE.
Da anni, l’Alleanza Atlantica avverte sul fatto che la sicurezza europea non dipende solo dai confini orientali. La guerra in Ucraina ha concentrato lì l’attenzione politica e militare. Tuttavia, diversi documenti strategici della NATO insistono nell’ affermare che il Mediterraneo e il Sahel sono ugualmente decisivi per la stabilità dell’Europa. E la Spagna è stato uno dei Paesi che più ha insistito nel porre l’attenzione anche sul fianco sud. La crisi di Ceuta richiede all’Europa una politica mediterranea più integrata e il consolidamento di una strategia comune verso il Maghreb. L’evoluzione – conclude l’analisi – dei rapporti fra Spagna, Marocco e Unione Europea e i loro principali alleati sarà uno dei fattori determinati per la stabilità del Mediterraneo occidentale nei prossimi anni.



