ONU: diminuisce la fame nel mondo ma si temono nuove crisi e pesa anche Hormuz

(Maria Eva Pedrerol)

Diminuisce la fame nel mondo. Secondo gli ultimi dati FAO, nel 2025 il numero di persone sottoalimentate si è ridotto per il terzo anno consecutivo. I dati sono comunque drammatici: si stima che, l’anno scorso, 645 milioni di persone abbiano patito la fame e l’Africa è il continente più colpito, mentre migliora la situazione in Asia e in America Latina. Lo afferma il rapporto 2026 su “Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo” (SOFI), presentato nei giorni scorsi e in cui si ribadisce che l’obiettivo non sia solo garantire l’accesso ad un’alimentazione sufficiente, ma anche quello di assicurare “un accesso economico a cibi sicuri e nutrienti alle popolazioni”

Un obiettivo purtroppo ancora lontanto. Stando al rapporto, un’alimentazione sana è ancora inaccessibile a 2,7 miliardi di persone nel mondo, in particolare dovuto agli alti costi di una dieta considerata equilibrata. Gli alimenti molto nutritivi, di origine animale, frutta e verdura, rappresentano circa il 70% del costo di una alimentazione sana. Ed esistono ancora troppe disparità geografiche e troppi deficit di produttività agricola a fronte di tantI sprechi. Un dato comunque positivo è quello che, a livello globale, sono circa 14 milioni di persone in meno che hanno patito la fame nel 2025, riferisce il rapporto SOFI che ha sviluppato la ricerca insieme al Programma Alimentare Mondiale (PAM), all’Unicef e all’OMS. Tuttavia, a preoccupare gli esperti è il fatto che ne rapporto non vengano considerati i riflessi che potranno avere la crisi in Medio Oriente, il blocco dello Stretto di Hormuz e i tagli agli aiuti allo sviluppo.

A livello geografico, l’Africa è diventato il continente con più persone che patiscono la fame, anche se il numero si è ridotto leggermente l’anno scorso passando del 20,3% al 20%. In numeri, sono circa 309 i milioni di persone sottoalimentate nel continente. Questa tendenza continuerà, anche se le agenzie dell’ONU rilevano alcuni segnali incoraggianti grazie alle protezioni sociali e agli investimenti nel settore dell’agroalimentare.

Migliori notizie, invece, per l’Asia e l’America Latina. La prima è passata dai 372 milioni di persone affamate nel 2021 ai 292 del 2025: in particolare, i buoni risultati si devono innanzitutto al miglioramento della situazione in India. Quanto all’America Latina, la fame è diminuita più rapidamente che altrove nel mondo anche se il 3,5% della popolazione non assume ancora un’alimentazione sufficiente. Il risultato, spiega il rapporto, è dovuto al fatto che dal 2000 si assiste al boom delle materie prime che ha stimolato la crescita economica. Così, i leader progressisti del continente hanno potuto realizzare grandi investimenti nei programmi sociali. Purtroppo, quando i prezzi delle materie prime sono crollati nel 2014, causando recessioni nei diversi Paesi, è aumentata di nuovo l’ insicurezza alimentare e la pandemia ha aggravato ulteriormente gli squilibri. Nonostante ciò, la maggior parte dei Paesi si è ripresa, con il Brasile in prima fila. Nel 2025, infatti, i brasiliani sono riusciti a uscire dalla Mappa della Fame delle Nazioni Unite, un monitoraggio che controlla le nazioni in cui oltre il 2,5% della popolazione soffre di fame cronica. Anche il Cile e la Guyana sono stati rimossi. I Paesi più indietro rimangono ancora l’Ecuador (11%) e Bolivia (20%).Tutti gli altri oscillano dal 3 al 5%.

L’obiettivo finale delle agenzie dell’ONU, come + stato ribadito, è di arrivare allo sradicamento della fame del mondo nel 2030, ma diversi segnali d’allarme indicano che, per quella data, ancora 500 milioni di persone vivranno senza alimenti sufficienti. A pesare, dicono gli analisti, saranno soprattutto i tagli agli aiuti e la crisi in Medio Oriente.

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