(Maria Eva Pedrerol)
Parte dalla città colombiana di Santa Marta la sfida più difficile per affrontare i cambiamenti climatici. Dalla prima Conferenza internazionale sulla Transizione per l’abbandono dei combustibili fossili è nata una coalizione di Paesi con un obiettivo chiaro: avviare un lungo processo per la transizione energetica e condividere le iniziative sul modo di realizzarla.
Dal 24 al 29 Aprile, migliaia di partecipanti, fra attivisti per il clima, funzionari, associazioni civili, climatologi, scienziati, rappresentanti dei popoli indigeni ed esperti finanziari provenienti da quasi sessanta Paesi più l’Ue hanno discusso su svariati temi. In un momento di grandi incertezze e sotto lo sfondo di una crisi globale, questo gruppo di nazioni, che costituisce il 30% del Pil mondiale. ha dimostrato che una cooperazione internazionale è ancora possibile
Dalle discussioni, sono emerse tre linee di lavoro per arrivare ad un unico obiettivo: l’uscita da gas, carbone e petrolio. La prima riguarda l’elaborazione di roadmap nazionali e l’integrazione di questi impegni nei piani nazionali. La seconda cercherà di affrontare l’architettura finanziaria e la terza un riequilibrio del commercio e degli investimenti per consentire una transizione giusta incentrata sui diritti.
Un passo importante, per una continua collaborazione tra le nazioni, è stata la creazione di gruppi di lavoro su temi dedicati che raduneranno studiosi del clima ed esperti di economia e tecnologia. Lo scopo è quello di elaborare azioni concrete e urgenti, per formulare raccomandazioni e definire le linee politiche più adeguate per l’abbandono dei fossili. “Oltre i combustibili fossili, sì che c’è un mondo possibile”, ha affermato la ministra colombiana dell’Ambiente Irene Vélez, in chiusura dei lavori.
La Conferenza, organizzata dalla Colombia e dall’Olanda, è stato un summit trasversale, in cui Paesi produttori dei combustibili, come Colombia, Brasile Norvegia e Canada, e nazioni che li consumano, come Germania, Spagna, Belgio e Regno Unito, hanno condiviso le loro proposte e le loro preoccupazioni. Tuttavia non si è arrivati a nessun accordo finale o a una sola via di azione. Tra i temi trattati, i più importanti sono stati: la possibilità di avviare un trattato di non proliferazione dei fossili; come trovare strumenti per aiutare i Paesi più poveri a diminuire il loro debito estero nell’ambito della transizione energetica; come i paesi produttori potranno affrontare le perdite degli introiti fiscali relativi al settore dei fossili.
Questa Conferenza, come è stato sottolineato, non nasce come contrapposizione ai vertici sul clima delle Nazioni Unite e all’Accordo di Parigi ma, piuttosto, come un processo multilaterale che i Paesi presenti a Santa Marta difendono. Durante i dibattiti è stato ribadito che “continuare a bruciare i combustibili fossili sta portando a un riscaldamento drammatico del pianeta e traslare questa evidenza scientifica sui testi dei vertici dell’Onu è stato finora impossibile per il veto dei principali Paesi produttori”.
“Per la prima volta in 34 anni sta avendo luogo una conversazione che era dovuta al mondo”, ha commentato Juan Carlos Monterrey, inviato speciale per il Cambiamento Climatico di Panama.
E ora il prossimo appuntamento è a Tovalu. Santa Marta è infatti solo l’inizio. Il prossimo summit sulla Transizione per l’abbandono dei fossili si terrà in questo piccolo Stato delle isole del Pacifico l’anno prossimo e sarà organizzato congiuntamente con l’Irlanda.



