(Maria Eva Pedrerol)
Terremoto politico sulle sponde del Danubio. Il leader dell’opposizione ungherese Péter Magyar è riuscito nell’impresa di scalzare dal potere dopo sedici anni il premier ultranazionalista Viktor Orbán, ottenendo la maggioranza dei due terzi in Parlamento con 136 seggi. Si tratta di una vittoria schiacciante, ottenuta anche grazie a un’affluenza record (78% ) , che apre una nuova era per il Paese magiaro e viene accolta con sollievo dall’Unione Europea.
Migliaia di persone sono scese in strada a Budapest per festeggiare il risultato. “Grazie Ungheria”, ha scritto sui social il leader dell’opposizione, annunciando che il primo ministro uscente si era congratulato con lui per la vittoria. “Il risultato delle elezioni è chiaro e doloroso”, ha detto Orbán in un discorso ai suoi sostenitori. In tarda serata, il vincitore, parlando dal palco allestito a Budapest, ha affermato “Ce l’abbiamo fatta. Tisza e l’Ungheria hanno vinto le elezioni”. E ha aggiunto: “Insieme abbiamo liberato l’Ungheria”.
Gli ungheresi erano stati chiamato alle urne per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale, Camera unica composta da 199 seggi. A confronto due visioni scaturite dalla stessa area politica: il conservatorismo ultranazionalista di Viktor Orbán e il riformismo liberale e pro-europeo di Péter Magyar.
L’Ungheria, diventata il campo di battaglia di una guerra ideologica globale, doveva scegliere fra continuismo o cambiamento. Stretti dalla morsa della crisi economica e stanchi di corruzione e scandali, gli ungheresi in massa hanno scelto di voltare pagina. Magyar è stato molto incisivo durante la campagna elettorale puntando sulla lotta alla corruzione, la crescita economica e la necessità di ricucire i rapporti con l’Unione Europea. Instancabile, ha percorso il Paese fino ai villaggi più remoti, dove il suo rivale di Fidesz era più forte. Dopo le elezioni del 2022, quando una grande alleanza di forze che spaziavano dalla destra alla sinistra, era stata battuta da Orbán, Magyar aveva capito che la svolta doveva venire da dentro. Così, dopo gli scandali del 2024, si scisse da Fidesz creando il un nuovo partito. Tisza. La scommessa è stata vincente.
“Stasera il cuore d’Europa batte più forte in Ungheria”, ha scritto Ursula von der Leyen su X, commentando la vittoria di Magyar. E infatti i rapporti con l’Unione Europea saranno tra le priorità di Magyar, consapevole che sarà l’unico modo per sbloccare i fondi europei congelati. Nei lunghi anni di governo di Fidesz i contrasti tra Budapest e Bruxelles sono stati una costante, come testimoniano le continue procedure d’infrazione aperte contro il Paese magiaro e il blocco dei fondi. Inoltre, il leader ungherese, grazie al voto all’unanimità, ha posto il suo veto a non poche votazioni europee. Tuttavia durante la campagna elettorale, la Commissione europea ha mantenuto un profilo basso, per evitare le accuse di ingerenza.
“Ringrazio il mio amico Viktor Orbán per l’intensa collaborazione di questi anni, e so che anche dall’opposizione continuerà a servire la sua nazione”, ha scritto sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, complimentandosi allo stesso tempo con Péter Magyar per la “chiara vittoria elettorale” in Ungheria.
La sconfitta di Orbán significa una pesante battuta d’arresto per il modello nazionalpopulista internazionale. Il leader magiaro è stato il pioniere nella costruzione di un sistema illiberale. L’Ungheria, entrata nell’Ue nel 2004, era diventata la base europea di una dottrina reazionaria e autoritaria, che ha visto tra i principali sponsor il presidente Usa Donald Trump. Ora nel Paese si volta pagina. E arriva anche il sospiro di sollievo di Zelensky.



