(Marco Emanuele)
Nelle prime ore di una domenica italiana, chi scrive è sospeso. Mentre l’Europa guarda alle elezioni ungheresi, decisive per capire come potrebbero evolvere quell’auto-dichiarato modello di democrazia illiberale e il futuro stesso del Vecchio Continente, la delegazione americana si ritira dal summit di Islamabad (con il Medio Oriente stravolto e in fiamme) e la guerra in Ucraina prosegue anche durante la ‘tregua’ della Pasqua ortodossa. Nel mondo, intanto, continuano più di 50 guerre, la grande maggioranza delle quali inascoltate dai media mainstream: si pensi al Sudan, la più grande crisi umanitaria a livello globale, secondo l’ONU. Leone XIV è in partenza per un importante viaggio apostolico in Africa e prega e invita a pregare per la pace, condannando decisamente la guerra fatta in nome di Dio.
La guerra mondiale ‘a pezzi’, nella policrisi, mostra macerie, tattiche e nessuna visione. Ancora una volta notiamo l’indifferenza dominante (per il destino dei popoli) nella legge della giungla. Prevale la forza per la forza, prevalgono minacce reciproche. Da queste pagine stiamo evocando e condividendo linee per una filosofia della storia che ci ricongiunga nelle complessità della realtà-che-diventa: disarmati e disarmanti, crediamo fortemente nella necessità di visioni strategiche, a oggi ben poco evidenti. Non ci possiamo permettere di buttare l’approccio multilaterale, pur se da ripensare profondamente: se un vecchio mondo è finito, quello dell’insostenibilità sistemica, i suoi rischi sono tra noi, inquinano i ‘pozzi vitali’ nella condizione ‘onlife’. Tecnologicamente avanzatissimi, rischiamo di tornare alla preistoria della condizione umana.
La speranza deve accompagnarci. Fin dal senso e dal significato delle parole, maturando un’auto-critica rispetto alla de-generazione (perdita di generatività) della comunicazione, occorre mettere in rete le tante esperienze che cercano il bene comune. La guerra è tra noi, il male ci appartiene: come il bene. Nulla in noi è assoluto e siamo – al contempo – costruttori e distruttori. Riusciremo a far prevalere la ragione aperta e l’intelligenza visionaria ? In tempi bui, la sfida è aperta.
(English Version)
In the early hours of an Italian Sunday, the writer finds himself in a limbo. Whilst Europe watches the Hungarian elections – which will be decisive in determining how that self-proclaimed model of illiberal democracy might evolve, and indeed the very future of the Old Continent – the American delegation withdraws from the Islamabad talks (with the Middle East in turmoil and ablaze) and the war in Ukraine continues even during the Orthodox Easter ‘truce’. Meanwhile, more than 50 wars continue across the world, the vast majority of which go unreported by the mainstream media: consider Sudan, the world’s largest humanitarian crisis, according to the UN. Pope Leo XIV is setting off on an important apostolic journey to Africa and prays, and invites humanity to pray, for peace, while strongly condemning war waged in the name of God.
The ‘piecemeal’ world war, in the policrisis, reveals rubble, tactics and a complete lack of vision. Once again we note the prevailing indifference (to the fate of peoples) in the law of the jungle. Force prevails for force’s sake; mutual threats prevail. From these pages we are evoking and sharing outlines for a philosophy of history that might reunite us within the complexities of reality-in-the-making: unarmed and disarming, we strongly believe in the need for strategic visions, which are as yet scarcely evident. We cannot afford to discard the multilateral approach, even if it needs to be thoroughly rethought: if an old world has ended—that of systemic unsustainability—its risks are among us, polluting the ‘wells of life’ in the ‘onlife’ condition. Technologically highly advanced, we risk returning to the prehistory of the human condition.
Hope must guide us. Starting with the meaning and significance of words, and developing a self-critical perspective on the de-generation (loss of generativity) of communication, we must connect the many initiatives seeking the common good. War is among us; evil is part of us: just as good is. Nothing in us is absolute and we are – at the same time – builders and destroyers. Will we succeed in letting open-minded reason and visionary intelligence prevail? In dark times, the challenge remains open.



