Iran, adesso l’incubo è un conflitto ancora più ampio

(Carlo Rebecchi)

E’ la ripresa della guerra, la prospettiva che si apre ora per il Medio Oriente, dopo il fallimento dei colloqui svoltisi a Islamabad tra Stati Uniti e Iran. Il blocco navale immediato dello Stretto di Hormuz deciso dal presidente Donald Trump è secondo molti osservatori un azzardo di cui è difficile prevedere le possibili conseguenze. Il primo effetto potrebbe essere la fine della tregua e la ripresa dei bombardamenti minacciata dal presidente degli Stati Uniti nelle ore in cui, meno di ventiquattro ore fa, è cominciato l’incontro di Islamabad tra il vicepresidente JD Vance e la sua controparte Mohammadi Ghalibaf. Le due parti, gli Stati Uniti e l’Iran, erano state chiare fin da ieri. “Ci parleremo con il dito sul grilletto”, avevano ammesso.

Secondo il Wall Street Journal, Washington ha ordinato l’invio di migliaia di marines e paracadutisti in Medio Oriente, con ulteriori dispiegamenti previsti dopo l’inizio del cessate il fuoco di due settimane con l’Iran. Sebbene il presidente Trump non abbia dichiarato di voler inviare truppe di terra, questi dispiegamenti darebbero agli Stati Uniti maggiori opzioni per assalti o incursioni terrestri e hanno avuto come effetto in Iran il rafforzamento delle difese aeree, il posizionamento delle mine e l’allestimento di bunker sulle isole lungo la sua costa.

Il blocco “con effetto immediato” di tutte le navi da e per lo stretto di Hormuz dopo il fallimento dei negoziati in Pakistan è per molti osservatori una “bomba ad orologeria” che, unita ai combattimenti ancora in corso in Libano nella “guerra privata” del premier Netanyahu contro gli Hezbollah filo-iraniani, fa correre al Medio Oriente il pericolo di trovarsi catapultato in un conflitto regionale vasto e molto complesso.

In tutte le capitali l’attenzione è massima. E mentre Washington ha messo in guardia la Cina dall’inviare armamenti all’Iran (pena un aumento dei dazi del 50 per cento) la Russia di Vladimir Putin si propone come mediatore, “per sostenere gli sforzi di pace”.

Da Teheran il presidente del Parlamento Ghalibaf, il negoziatore iraniano confrontatosi con JD Vance, ha commentato laconico che “i nostri nemici non hanno compreso la nostra posizione”. La reazione dei pasdaran, che sono l’anima del regime, stata molto più dura. ”I nostri nemici rimarranno intrappolati in un vortice mortale”.

Trump, come ha scritto lui stesso su Truth, ha ordinato alla US Navy di “individuare e intercettare ogni imbarcazione nelle acque internazionali che abbia versato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà libero transito in mare”. Il presidente ha precisato che “inizieremo a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto. E qualsiasi iraniano che spari contro di noi o contro imbarcazioni pacifiche verrà fatto saltare in aria!” ha continuato precisando, senza nominarli, che la Gran Bretagna e “altri Paesi saranno coinvolti nel blocco navale dello stretto di Hormuz”.

Riferendosi alla minaccia di Teheran di aver piazzato mine nello Stretto, Trump ha affermato che “a un certo punto giungeremo a una condizione in cui a tutti è consentito entrare e a tutti è consentito uscire dallo Stretto. Tuttavia, l’Iran ha impedito che ciò accadesse”. “Questa è una estorsione a livello mondiale e i leader delle nazioni – in particolare quelli degli Stati Uniti – non si lasceranno mai estorcere”, ha detto sostenendo che “all’Iran non sarà consentito trarre profitto da questo atto illegale di estorsione. Vogliono denaro e, cosa ancora più importante, vogliono il nucleare. Inoltre, al momento opportuno, siamo pienamente pronti al fuoco, e le nostre forze armate finiranno quel poco che resta dell’Iran!”.

Trump, nel suo messaggio, attribuisce la responsabilità del fallimento dei colloqui di Islamabad al problema del nucleare: “sulla maggior parte dei punti è stato raggiunto un accordo, ma sull’unico punto che contava davvero, il NUCLEARE, no”, ha scritto. Secondo il New York Times, sulla base di fonti iraniane, oltre al nucleare – cioè il destino dei quasi 408 kg di uranio altamente arricchito a cui Teheran non vuole rinunciare – e alla riapertura dello Stretto di Hormuz, l’altro tema critico che ha fatto deragliare il dialogo tra le delegazioni americana e iraniana è stata la richiesta di Teheran di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di asset iraniani congelati all’estero.

 

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