Iran: negoziato al via. Netanyahu ostacola, Xi Jinping aiuta

(Carlo Rebecchi)

Sono cominciati poco prima delle 15 (ora italiana) a Islamabad i colloqui tra Stati Uniti e Iran per mettere fine alla guerra cominciata 42 giorni fa. Lo ha annunciato lo stesso Donald Trump attraverso un giornalista di Axios accreditato presso la Casa Bianca. L’incontro è cominciato in un clima di incertezza per gli attacchi ancora in corso di Israele contro il Libano e con altri punti del negoziato non ancora accettati da entrambe le parti. Dettaglio politicamente importante: una delegazione cinese sarebbe in arrivo oggi nella capitale pakistana “per sostenere il mediatore pakistano nei negoziati tra Usa e Iran”.

Pechino, secondo la fonte pakistana, potrebbe offrire garanzia qualora le parti raggiungessero un accordo. All’inizio della settimana il New York Times aveva scritto, riportando quando detto da tre funzionari iraniani anonimi, che Teheran aveva accettato il cessate il fuoco grazie ad un intervento all’ultimo minuto della Cina, che ha esortato la repubblica islamica a mostrare flessibilità e a ridurre le tensioni per evitare che la situazione sfuggisse di mano.

I funzionari cinesi non hanno parlato pubblicamente del coinvolgimento di Pechino negli sforzi di dialogo. Interpellata mercoledì scorso sulla possibilità che la Cina avesse contribuito a persuadere l’Iran ad accettare l’accordo sulla tregua, la portavoce del ministero degli esteri non aveva né confermato né smentito. Si era limitata ad affermare che la Cina avrebbe continuato “a mantenere la comunicazione con tutte le parti e a lavorare per allentare le tensioni e raggiungere un cessate il fuoco globale”.

Un altro dei principali punti di disaccordo tra Stati Uniti e Iran è la richiesta di Teheran, ribadita nelle ultime ore, che cessino gli attacchi israeliani in Libano, dove Israele (che rispetta la tregua con l’Iran) continua a colpire obiettivi militari degli Hezbollah filo-iraniani nell’area a sud di Beirut: nelle 24 ore che hanno preceduto l’incontro dei colloquio a Islamabad, l’ esercito israeliano ha colpito 200 obiettivi di hezbollah ed i morti sarebbero una decina.

Gli Stati Uniti esigono dal canto loro che gli iraniani riaprano il passaggio delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz, che dichiarano di voler tenere chiuso almeno fino a quando Israele non metterà fine all’ invasione in Libano, che è finalizzata a stabilire un’ampia zona di sicurezza in territorio libanese, a nord del fiume Litani.

“Se i colloqui non andranno bene faremo un reset. Siamo pronti ad agire” ha detto Trump secondo Axios, che peraltro ha dato notizia anche del passaggio – per la prima volta dall’inizio di questa crisi – di “diverse navi” della marina americana attraverso lo Stretto di Hormuz, in direzione nord-sud. Secondo varie fonti si sarebbe trattato di un gesto non coordinato con l’Iran, di carattere simbolico, per sottolineare l’esistenza della libertà di circolazione marittima.

Secondo l’agenzia persiana Tasnim, prima di abbordare gli argomenti più direttamente collegati al negoziato di pace le due delegazioni hanno in programma di affrontare, oltre al problema dell’offensiva israeliana contro il Libano, anche la questione dei beni iraniani congelati e depositati nel Qatar e in altre banche. In mattinata l’agenzia Reuters, citando una fonte iraniana “di alto livello”, aveva scritto che gli Stati Uniti avevano accettato di sbloccare tali beni ma Washington ha smentito, almeno secondo Cbs News.

La delegazione statunitense è guidata da JD Vance, quella iraniana dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Prima dell’inizio dei lavori, che potrebbero durare due o tre giorni, Vance e Ghalibaf sono stati ricevuti separatamente dal premier pakistano Shebaz Sparif.

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