Trump ripete se stesso e la guerra giusta: distruggeremo l’Iran. Cina: stop alle ostilità

(Marzia Giglioli) 

Trump replica se stesso, il suo discorso alla Nazione mette in tavola le stesse carte e le stesse minacce. “Colpiremo l’Iran e lo ridurremo all’età della pietra”, posticipando così il termine della guerra, ma senza far comprendere molto di più di una strategia precisa.

E ancora bordate agli Alleati, “la Nato mi nausea”: parole da pre-divorzio ma che non sono nuove e che richiedono un’analisi più fredda rispetto ai termini che sono invece di fuoco. Ed è quello che stanno facendo i Paesi dell’Alleanza, che ripetono che la “Nato è essenziale”, ben sapendo di camminare sul filo.

Il discorso del Capo della Casa Bianca ripete lo schema del trumpismo, le parole servono per colpire e soprattutto per distogliere dai risultati. Alle domande si risponde con un pugno: cosa farà l’America ? Trump risponde “colpiremo duro”. Le mosse future sfuggono a ogni analista, perché sempre di più è uno schema che inventa se stesso.

Gli altri, sia i Paesi Alleati che i competitors, a partire dalla Cina, si dovranno adeguare a questo “ignoto”, soprattutto perché la guerra in Iran rappresenta per Trump la prova più difficile per mantenere il consenso. Per questo ogni mossa, più che strategica, dovrà essere utile sul versante interno. Lo sa soprattutto Trump che già prepara la strada a una sua blindatura.

C’è chi si chiede chi potrà fermare Trump dall’uscita dalla Nato e dal decidere strategie internazionali non condivise dai partners, e anche dagli elettori americani, anche nelle file Maga. A fermarlo c’è solo l’America, gli Alleati non contano, come e già evidente. Non servono nemmeno i mercati, che restano per ora a guardare: se i prezzi aumentano, Trump assicura che si tratta di un fenomeno passeggero, a fronte di una sicura vittoria “per la quale il mondo dovrà ringraziarlo”. Del resto, se serve il.petrolio, “vadano.a prenderselo i Paesi che ne hanno bisogno”.
I problemi sono degli altri, l’ America sta facendo quello che deve fare, e conta su una delega in bianco.

Tutto è nello schema del progetto di controrivoluzione americana che, però, ha una possibile data di scadenza con le le elezioni di medio termine alle quali mancano 7 mesi.

Questo è il vero termine che segnerà il destino di America First, si vedra’ a novembre se gli americani vorranno un potere verticistico, un isolamento sempre più marcato o se la strada sara’ sbarrata.

Dopo il discorso di Trump oggi si sente la voce della Cina: “stop alle ostilità”. Da Pechino, il conflitto in Iran è considerato un grave errore americano e molti esperti cinesi hanno rispolverato una frase attribuita a Napoleone Bonaparte: “Non interrompere mai il nemico quando sta commettendo un errore”. Ma la guerra colpisce ormai troppi fronti diretti e collaterali e, se anche gli esperti cinesi ritengono che la guerra accelererà il declino dell’America, la priorità assoluta ora è la stabilità che garantisca anche quella economica.

La pace, per la Cina, creerebbe più opportunità di un mondo in disordine sul quale è difficile muoversi.

Difficile soorattutto stabilire chi vince in questo nuovo braccio di ferro.

Gli Usa nel caos sanno reinventarsi anche in un disordine mondiale che loro stessi creano, mentre la Cina ha bisogno di schemi più rigidi e di previsioni certe.

Ora a confrontarsi è l’America del caos e la Cina che deve comprendere come navigarci.

La partita è tutta da giocare.

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