Isola di Kharg: vitale per l’approvvigionamento petrolifero dell’Iran, allettante obiettivo per gli USA

L’isola di Kharg, una piccola isola corallina nel nord del Golfo Persico, responsabile della gestione di circa il 90% delle esportazioni di petrolio greggio dell’Iran, è diventata un punto critico nel crescente conflitto tra Stati Uniti e Israele in Iran. Il 13 marzo, gli Stati Uniti hanno condotto un massiccio bombardamento dell’isola, colpendo oltre novanta obiettivi militari iraniani, tra cui depositi di missili e mine navali. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato sui social media che l’attacco ha “annientato” ogni obiettivo militare sull’isola, ma ha scelto di non “distruggere” le infrastrutture petrolifere presenti. Tuttavia, ha avvertito che “riconsidererà immediatamente” tale decisione se l’Iran continuerà a interrompere il traffico marittimo globale nello Stretto di Hormuz, punto nevralgico per quasi un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale. Trump ha lasciato intendere che la sua amministrazione sta valutando la possibilità di impadronirsi dell’isola, dichiarando al Financial Times il 29 marzo: “Forse prenderemo l’isola di Kharg, forse no. Abbiamo molte opzioni”. Mentre gli Stati Uniti stanno intensificando la loro presenza militare in Medio Oriente, gli esperti affermano che un attacco o un’invasione dell’isola di Kharg potrebbe far aumentare ulteriormente i prezzi globali del petrolio, frenando le esportazioni petrolifere iraniane, provocare ritorsioni e mettere in pericolo la vita del personale militare statunitense eventualmente schierato sull’isola. Riflessione dal think tank Council on Foreign Relations

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