Può esistere una NATO senza gli USA ?

(Carlo Rebecchi)

A Bruxelles, quartier generale della Nato, la consegna è quella del silenzio, la parola d’ordine è: “mantenere la calma”. Le affermazioni di Donald Trump che gli Stati Uniti potrebbero uscire dalla Nato perché l’Alleanza atlantica “è una tigre di carta, e anche Putin lo sa”, non vengono commentate ufficialmente: al massimo c’ è chi, senza essere citato, osserva che quelle di Trump sono spesso “provocazioni”. E, mentre nel Golfo lo Stretto di Hormuz continua ad essere vietato alle petroliere “nemiche”, cioè battenti le bandiere dei paesi amici degli Stati Uniti e i bombardamenti continuano a colpire quel che resta da distruggere in Iran, il regime degli ayatollah resiste ai ripetuti appelli al dialogo che il presidente degli Stati Uniti alterna alle minacce più estreme.

Il fatto che Trump ”consideri seriamente il ritiro dalla Nato” è volutamente tenuto basso mentre, però, si lavora – Nato e Unione Europea insieme – a una prospettiva che permetta di mettere rimedio ai guai prodotti proprio dal presidente degli Stati Uniti e dal suo alleato, Israele, con la spedizione “punitiva”, e per gli europei “fuorilegge”, contro l’Iran. Guai che sono la chiusura dello Stretto di Hormuz, gli attacchi indiscriminati contro le basi ma anche la popolazione civile iraniana che hanno già fatto più di mille morti, l’allargamento del conflitto a tutti i paesi del Golfo e la distruzione e il blocco di molti impianti petroliferi e di gas liquido.

Non si drammatizzano dunque le intemperanze di Trump, anche perché l’Alleanza è un’organizzazione talmente strutturata che neppure il presidente del Paese più potente del mondo, gli Stati Uniti, “può chiudere baracca” su due piedi. Ci sono già stati precedenti – l’uscita della Francia negli anni cinquanta, quella più recente della Grecia – e l’Alleanza non ne ha risentito. D’altra parte, uscire dalla Nato può avere due significati. Può voler dire uscire da tutto il mondo atlantico, cosa che richiederebbe tempi lunghissimi e soprattutto un’attenta valutazione di quel che si guadagna o si perde.

Oppure potrebbe tradursi nella semplice uscita dal “sistema integrato di difesa”, come vede la Francia. Trump non ha mai precisato quale sarebbero a questo proposito le sue intenzioni. E agli esperti di alleanza atlantica, da noi consultati, risulterebbe che per quasi tutti i massimi dirigenti militari e della sicurezza americani la presenza della Nato accanto agli Stati Uniti è “fondamentale” per entrambi. “E poi – ha concluso uno degli esponenti atlantici interrogati – se proprio gli Usa dovessero uscire dalle Nato, perché non potrebbe la Nato continuare ad essere senza gli americani?”.

Che si vada verso una crisi economica “che potrebbe essere senza precedenti” lo dicono tutti gli analisti. E mentre Trump continua a essere incerto sul da farsi, non avendo forse il coraggio di riaprire Hormuz attraverso una guerra di terra, gli europei, come afferma un diplomatico dell’Unione, “cercano di salvare il salvabile”. E cioè di organizzarsi per vedere come “coordinare la protezione delle rotte commerciali globali a fronte del conflitto in Madio Oriente”, ha precisato il premier britannico Starmer che, a questo scopo, ospiterà entro questa settimana a Londra un vertice multinazionale cui parteciperanno oltre trenta paesi.

La proposta è frutto dell’iniziativa diplomatica, oltre che della Gran Bretagna, di Francia, Germania, Olanda e Italia. In sede europea ci si auspica che vengano chiariti i fini perseguiti dalla missione militare israelo-statunitense in modo da poter prendere decisioni su basi di diritto condivise. Al centro dell’attenzione ci sarà ovviamente “quel che si può fare” per far calare la tensione sul fronte della guerra sia con l’Iran sia  di quella, più specificatamente israeliana, con il Libano, dove lo scontro tra Israele e gli Hezbollah ha già provocato più di un milione di sfollati costretti a spostarsi verso le rovine di Gaza.

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